L’Ussisubalpina ricorda Giampiero Boniperti. Le parole di Piero Bianco

È morto Giampiero Boniperti, uomo simbolo della storia del calcio piemontese e naturalmente della Juventus, società della quale è stato giocatore, dirigente e presidente.

I giornalisti sportivi piemontesi ricordano con grande emozione il Presidente Boniperti e si stringono intorno alla famiglia in questo triste momento.

L’Ussisubalpina gruppo Ruggiero Radice ha deciso di celebrare la figura Giampiero Boniperti con le parole di un collega che lo ha conosciuto bene e ha lavorato a suo fianco: Piero Bianco, responsabile delle relazioni esterne della Juventus dal 1988 al 1994. Ecco il suo ricordo.

Conoscevo il Boniperti istituzionale, lo frequentavo da giornalista un po’  intimidito e anche infastidito dai suoi silenzi, dalle fughe improvvise, da quelle risposte che non venivano, sostituite da altre domande. Molti lo consideravano antipatico, perlomeno evasivo, enigmatico. Poi mi ha chiesto di lavorare alla Juventus (cosa che mai avrei immaginato), mi ha quasi costretto ad accentare un’avventura nuova: e lì ho conosciuto “l’altro” Boniperti, quello dei piccoli gesti e delle grandi idee. Umile (sì… proprio così) senza perdere lo spirito battagliero e soprattutto empatico. In giro per il mondo, mi sono sempre stupito di come la gente lo fermasse per strada: “non sono juventino ma la stimo”, “mi fa una dedica sul cappello?”. Mi stupiva, anche, la franchezza dei suoi dialoghi con l’uomo qualunque. Così in contrasto con l’iconografia ufficiale del personaggio e il suo … non gradimento (eufemismo) ai discorsi ufficiali. L’ho visto telefonare al papà sconosciuto di un collega altrettanto sconosciuto per promettergli una foto con dedica. L’ho visto fare centinaia di gesti che non fanno notizia ma fanno il personaggio.

Quando Giampiero Boniperti si è aperto al confronto mediatico – perché è davvero successo –  limitando le fughe strategiche e preferendo il dialogo, molti amici giornalisti si sono a loro volta sorpresi di trovare un interlocutore così presente e gradevole, dalla battuta pronta, dall’ironia pungente.

Si sa ormai tutto del campione sul campo e del manager illuminato in un calcio romantico che oggi fatichiamo perfino a immaginare. Ma Boniperti andava oltre, superava le barriere e sovvertiva i copioni, come quella volta che andammo a Superga a omaggiare i Campioni e ci accolse un Borsano stupefatto, e ci accolsero gli applausi degli ultrà granata. Ai quali Boniperti disse: “Sapete chi è sempre stato il mio idolo? Valentino Mazzola, perché solo lui sapeva difendere con cattiveria e poi arrampicarsi in cielo per colpire di testa. Non ne ho visti altri così”.

Piero Bianco

USSISUBALPINA