Euro 2020: le parole di Gabriele Gravina, Jacopo Volpi e Alberto Cerruti

Interviste di Maria Pia Beltran

Jacopo Volpi: “Sono grandi le emozioni che stiamo vivendo. Lavoriamo ma siamo anche un po’ tifosi di questa Italia, che credo se la potrà giocare alla pari con tutti. Tra i miei primi ricordi il primo Europeo che vidi insieme a mio padre proprio nel 1968 con la doppia finale. Papà mi porto alla prima finale e rimase l’unico titolo continentale. Il giornalismo è cambiato tanto in questi anni, mi piaceva più quello di prima. La comunicazione oggi è molto bloccata: prima tu avevi la possibilità di parlare con chi volevi ed il più bravo a tirare fuori la storia andava avanti. Ora le società ti portano un solo calciatore a cui fare tre domande al massimo tutti insieme. C’è crisi nel settore della carta stampata e quindi non siamo in un momento brillante, i social ci hanno dato una bella mazzata. Il lavoro di USSI è importante, bisogna essere corporativi perché al giorno d’oggi la stampa ha dei problemi, tanti sono a casa, i giovani faticano ad inserirsi in un contesto. Dunque l’USSI deve fare quel che può, noi dobbiamo trasmettere la passione ai giovani per questo lavoro che resta meraviglioso. Io ho fatto tanti anni di gavetta prima di iniziare un percorso molto affascinante. Oltre all’Italia mi piace la Francia, un po’ superiore alle altre, Inghilterra che avrà tante partite in case, ed il Belgio con lo scudetto fresco di Lukaku che rimane sempre a bocca asciutta nelle grandi competizioni potrebbe forse concretizzare. Mancini e Barella sono gli uomini in più della nostra nazionale.

Alberto Cerruti: “La vita ricomincia, c’è stata grande attesa, ma finalmente ripartiamo. L’esperienza di tante partite a seguito della Nazionale mi insegna che conta quando comincia la manifestazione: è stato bello quello che abbiamo vissuto fino a qui, ma adesso si azzera e si riparte. Spero che Mancini inverta la situazione: l’Italia ha sempre fatto bene quando nessuno se lo aspettava. Invece adesso tutti ci aspettiamo che faccia bene. Ha privilegiato il gioco e i giocatori, l’entusiasmo e siamo tutti speranzosi che questo entusiasmo si trasformi in realtà. Il 1968? L’ho visto in bianco e nero a casa di mia zia. Ci giocava il mio idolo Pierino Prati. Sicuramente questi ricordi mi hanno acceso la passione, ho sempre sognato di fare il giornalista sportivo alla Gazzetta: mi considero un privilegiato.”

IL PRESIDENTE FIGC GABRIELE GRAVINA

Cosa prova nel ricordare l’unico titolo italiano a livello europeo conquistato nella finale ripetuta contro la Yugoslavia del 1968? 

Emozioni fortissime, come quelle che stiamo vivendo alla vigilia di questo tanto atteso Europeo. Sicuramente ho qualche anno in più rispetto ad allora, ma che qualche esperienza in più. Porto con me un bagaglio ricco di emozioni legate alla preparazione di questo percorso lungo, faticoso ed impegnativo, ma anche molto esaltante. Siamo partiti da EuroStart martedì poi altri eventi tra cui l’inaugurazione di Casa Italia e domani la prima gara, alla quale siamo pronti. E per la quale viene già un po’ di pelle d’oca.
Che percezione ha del racconto che la stampa fa del calcio? 
Il calcio ha di per sé un importante forza di comunicazione. Una forza trainante, esaltante per diverse ragioni. Una cassa di risonanza molto importante e soprattutto un parterre di soggetti davvero interessanti da raccontare. E’ chiaro che il grimaldello, lo strumento che permette l’effetto della conoscenza sono proprio gli operatori della comunicazione, ai quali va davvero dato un ringraziamento per il modo in cui negli ultimi giorni e settimane ha saputo accompagnare quest’attesa. Ne approfitto realmente per dire grazie a tutti coloro che stanno dando grande risalto alle nostre attività e stanno vivendo con noi questa vigilia.
L’USSI è riuscita ad ottenere 90 posti in tribuna stampa e 20 postazioni (e 10 in tribuna) per i fotografi grazie al vostro dialogo con la UEFA.
E’ stato un interessamento molto… ‘interessato’. Abbiamo fatto il nostro dovere: la stampa ha il dovere di essere presente ed il diritto di essere con noi protagonista di questo percorso. Ritengo giusto che i media vivano insieme a noi le emozioni di questo evento avendo inoltre il compito arduo di trasmetterle al pubblico.