Dal blog del presidente Gianfranco Coppola

La grande bruttezza: gli stadi italiani. Il signore si che se ne intende e conosce quello che le penne di costume di un tempo chiamavano il Belpaese, che non era il formaggio anche se a pizzicate di gustose pietanze si riferiva. Zvonomir Boban, campione sul campo, poi braccio destro di Infantino gran capo della FIFA, poi al Milan con Maldini per quasi un anno in piena pandemia o quasi ha ritrovato un ruolo da grandissimo protagonista nel mondo del pallone: Head of Football della Uefa, pedina che mancava nello scacchiere come se l’organismo europeo che sovrintende alla manifestazioni pallonare continentali si interessasse anche di altro. Comunque è noto che quando si vuol trovare spazio e ruolo una carica c’è sempre, o la si inventa.
Boban è uno capace: Infantino si dispiacque quando non riuscì a trattenerlo per le insistenze di Paolo Maldini che lo portò al Milan. Poi la Uefa da aprile scorso ed eccolo entrare senza salamelecchi in un dibattito molto molto interessante svoltosi al festival dello sport a Trento, una delle grandi intuizioni di Rcs. Moderato da Andrea di Caro, vice direttore, il confronto tra Urbano Cairo – a capo dell’azienda ospitante e del Torino – di Paolo dal Pino – misurato e acuto presidente della Lega serie A – e in collegamento con Javier Tabas numero uno della Liga spagnola ha insistito sul valore dei diritti tv, sulla riapertura degli stadi, sulla crisi che ha attanagliato anche il Pianeta Lontano quello fatto di super ingaggi e grandi vizi.
E’ stato Tabas ad incoraggiare Dal Pino, troppo spesso nella tenaglia dei presidenti di club: “lui aveva visto la strada giusta col fondo di investimento da 1,7 miliardi di euro ma in un momento in cui i costi superano i ricavi ecco il cieco no.
E sui numeri è stato ancora più chiaro Cairo: “con la pandemia il calcio ha perso miliardi di euro con spese di gestione inalterate. Abbiamo sciupato una grande occasione e il prodotto calcio italiano solo all’estero coi diritti tv ha la possibilità di rientrare in partita economica”, è stato il succo del patron granata e… rosa.
Certo, aver vinto l’Europeo è un plus ma aver perso CR7 senza l’arrivo di grandi stelle non depone bene. Gigio Donnarumma se n’è andato al PSG e per quell’impareggiabile uomo di mondo che è Leonardo, da anni dg del club parigino di proprietà del Qatar (prossima sede del Mondiale novembre 2022) se non lo avesse preso il club transalpino in qualche altro grande club sarebbe finito, Premier principalmente oggi il torneo più competitivo sotto tutti i punti di vista.
Dal Pino insiste su una necessaria campagna di promozione all’estero ma probabilmente l’idea sarebbe affidare ai Legends Federali il compito di ambasciatori, i Cannavaro e altri ormai ritiratisi ma ancora in forma. Made in Italy, vai sul sicuro.
Chi scrive 30 anni fa seguiva in giro per l’Europa e nel mondo le rappresentative chiamate Nazionali di B e di C (penso alla rappresentativa cadetta a Mombasa con Nizzola e Azeglio Rachini dirigenti) o al Torneo Anglo-Italiano delle squadre di terza serie ma nell’epoca dei social e dei paletti non si riesce più a trovare un’opportunità un un buco in calendario.
E’ stata anche una occasione per stoccate: “75% del pubblico all’aperto è ancora poco”, ha detto Dal Pino che avrà argutamente osservato – con l’AD de Siervo – che il calcio in tv al di là degli attuali problemi di fruizione del segnale Dazn già in piena pandemia non ha fatto segnare un rialzo di abbonamenti. Insomma, Chi non poteva più andare allo stadio rinunciava e basta senza cercare riparo nelle partite in tv. E poi tornando all’incipit ecco Boban: mondiale ogni due anni? Una follia, ha sentenziato. E poi: in Italia per il pubblico che potrebbe ad essere una interessante voce di bilancio c’è un grande problema: gli stadi. Sono brutti. In effetti, spesso omaggio alla memoria più che modelli di efficienza e tecnologia.