Coni, una sola voce: ora tutti per lo sport

di Gaetano Rizzo 

“Il nostro obiettivo è fare un Coni più bello che mai, il più bello di sempre”. Entusiasmo misto ad emozione nelle parole pronunciate “a caldo” da Giovanni Malagò poco dopo la seconda rielezione, che vale il terzo mandato al vertice dell’organismo di governo dello sport, quello che lui stesso, con mano salda e determinata, guida sin dal 19 febbraio 2013.

I numeri emersi dall’urna la dicono lunga rispetto al consenso riportato dal Gianni nazionale, tutt’altro che eroso, se è vero – come è vero – che Giulio Onesti, ha ricordato opportunamente Danilo Di Tommaso, inimitabile capo della comunicazione del Coni, 75 anni fa venne eletto proprio al Tennis Club Bonacossa di Milano con il 69 % dei voti validi e Malagò è stato capace di sfiorare l’80 %. Prima riflessione sulla consistente “pattuglia rosa” approdata in giunta, rispetto alla quale il confermato presidente si è espresso così: “Dovete essere felici che Silvia Salis, vicepresidente vicario, è un’ex atleta, e Claudia Giordani, vicepresidente, è un’ex atleta. Credo che sia un messaggio bellissimo davanti all’Italia e credo anche di avere dato una risposta a chi all’interno del nostro gruppo, ha davvero a cuore l’universo femminile”. Quindi, l’inciso su Carlo Mornati, anche lui ex atleta, confermato segretario generale. “Senza nulla togliere agli altri, il migliore possibile – ha affermato Malagò – anche perché io adoro le persone che non mi fanno perdere del tempo. Mi parla quel poco, ma quello che serve”. Dunque, il futuro e, sotto questo aspetto, il presidente ha posto un’esigenza su tutte: “Le riforme – ha detto – quelle che devono andare a razionalizzare il sistema”. La larga, larghissima affermazione del “protagonista” ha determinato consensi unanimi rispetto all’elezione di Malagò. “E’ andato tutto come previsto – ha affermato Gianni Petrucci – ed è un bene che sia così. Inoltre, è importante che il calcio sia in giunta”. Gabriele Gravina, sollecitato da più parti, “saluta” così il ritorno della Figc nella stanza dei bottoni del Coni. “Essere presenti in giunta – ha precisato – significa assumersi delle responsabilità per quanto riguarda il mondo dello sport. Dobbiamo ricostruire un percorso, così riusciremo ad essere una delle organizzazioni migliori”. E, con riferimento al caso “Superlega”, ha aggiunto con toni misurati: “Il problema rientra nel rispetto delle regole, nazionali e internazionali”.

Eloquente, rispetto al verdetto, il commento di Orazio Arancio: “Nessuna sorpresa, è andata come era prevedibile, considerato che già la forza che aveva Giovanni, peraltro costante, si poteva cogliere attraverso le elezioni delle varie componenti. Più che una contesa, direi un plebiscito, sicuramente meritato per Malagò, il cui lavoro è stato premiato ed il risultato costituisce un incentivo a lavorare così anche per i prossimi 4 anni, seguendo la linea tenuta a difesa dell’autonomia e dell’indipendenza dello sport. Questo, di fatto, è il messaggio che viene dalle urne oggi. A suo fianco – ha concluso Arancio – perché non gli si poteva negare il terzo mandato per tutto il lavoro che aveva fatto e per i risultati ottenuti, in termini di Olimpiadi invernali e sono certo che avrebbe vinto anche quelle estive, se Roma non si fosse messa di traverso”.

E, soffermandosi sull’analisi del successo, Sergio D’Antoni non usa mezzi termini, sottolineando la coralità dell’azione promossa da Malagò. “Non c’è dubbio, è il successo di una squadra. Abbiamo lavorato in questi anni duri e difficili, soprattutto gli ultimi due, considerato che è arrivata pure la pandemia e, quindi, stiamo affrontando questioni delicate ed importanti che dobbiamo superare, accompagnando un’azione di rilancio della centralità del Coni, di tutte le federazioni, di tutte le società sportive e degli enti di promozione sportiva, perché questo modello ha funzionato ed ha avuto grandi risultati. Non lo si può frantumare e, dunque, dobbiamo impegnarci tutti seriamente anche attraverso un confronto adeguato con le istituzioni, a partire dal Governo, perché. Il successo di Malagò – ha concluso D’Antoni – non è frutto del caso, ma di un lavoro costante e continuo. E solo così si raggiunge il consenso, tenuto conto che abbiamo assistito ad una competizione aperta e leale fra tre candidati con nulla di prefabbricato all’insegna di una partecipazione democratica. In questo senso, rivendichiamo la nostra autonomia perché siamo il frutto di un assetto associativo, non siamo nominati dal Governo, ma siamo l’espressione di una democrazia che funziona”. E di lavoro come base del successo centrato ha parlato anche Paolo Pizzo, il quale ha osservato che: “Il risultato di un lavoro infinito ed è un bel segnale di solidità in un periodo in cui tutto l’ambiente sportivo ha necessità di risposte concrete. Personalmente, sono a disposizione per cercare di fare meglio e lo farò in tutti i modi e in tutte le sedi possibili. Cercherò, quindi, di confermare ciò che ho fatto in pedana, attraverso impegno ed ambizione e, magari, potere rappresentare una scintilla sul fronte della rinascita che tutti noi ci attendiamo”.

Franco Carraro ha “fotografato” così l’esito del voto: “Malagò e bravo ed appassionato, protagonista di una vittoria molto ampia. Secondo me, è stato dato, giustamente, un giudizio positivo del suo operato e gli si è chiesto di impegnarsi nei prossimi quattro anni, che saranno molto complicati, per tenere alta la bandiera dello sport italiano”. E, con riferimento alla rilevante presenza femminile in giunta, il membro del Cio ha aggiunto: “Alle Olimpiadi le donne sono nello stesso numero degli uomini, ma sono ancora poco presenti sul piano dirigenziale, sia a livello internazionale che e soprattutto in Italia. Poi, un po’ grazie alle regole e un po’ grazie al fatto che si siano dedicate, le cose stanno migliorando. Quella di adesso coincide con un’immagine ed una sostanza reale e mi auguro che questo dato di fatto continui”. Rispetto al futuro, poi, Carraro si è espresso così: “Speriamo che il presidente Malagò, assieme alla giunta ed al consiglio nazionale, riesca a portare avanti le istanze del mondo sportivo che è in una situazione di grande difficoltà, perché i nostri atleti e, soprattutto, le società sportive, sia quelle dilettantistiche che quelle professionistiche si trovano in una situazione drammatica. Lo sport dà allo Stato molto di più di quello che riceve e in questo momento spero venga aiutato, perché senza aiuti sarà molto difficile uscire dalla pandemia”.