“Aiutiamo il calcio femminile a crescere”

Mentre i diritti tv continuano a crescere, da 730 milioni di euro del 2009-10 all’attuale miliardo con la previsione di un  miliardo e 50 milioni nel 2017-18, grazie alla vendita centralizzata prevista dalla legge Melandri e al rafforzato ruolo della Lega Calcio, un appello a sostenere e ad accompagnare l’ambizioso progetto della Figc di far crescere il calcio femminile italiano è arrivato da Rosella Sensi, ex presidente della Roma e attuale coordinatrice della Commissione federale per lo sviluppo del calcio femminile, e da Antonio Cabrini, dal 2012 Commissario tecnico della Nazionale femminile e coordinatore delle Nazionali giovanili femminili.

E’ stato lo stesso presidente federale Carlo Tavecchio a indicare la necessità di apparentamento del calcio femminile con i club maschili di serie A e a stanziare fondi cospicui per il progetto di sviluppo del movimento. “Il settore non ha risentito del taglio del Coni _ ha spiegato Francesca Sanzone, vicedirettore generale della Figc _ e stiamo lavorando sulle squadre nazionali aumentando le rappresentative (Under 23 e Under 15) e individuando figure professionali come preparatori atletici e dei portieri per affiancare il lavoro del Ct Cabrini”.

Rosella Sensi ha parlato con entusiasmo della sua nuova avventura. “La commissione è un piccolo grande consiglio federale del calcio femminile, nel quale sono rappresentate tutte le componenti del calcio. Le donne esprimono un calcio diverso da quello maschile, fatto più di tecnica e meno di fisicità. Chiediamo anche a voi, operatori della comunicazione, di valorizzare questo sport, che è anche disciplina olimpica. Il prossimo anno, inoltre, Reggio Emilia ospiterà la finale di Champions League”.

Cabrini ha parlato delle numerose difficoltà affrontate dal calcio femminile italiano, indietro anni luce (come numero di tesserate) rispetto alle altre nazioni europee. “Abbiamo 22mila tesserate, delle quali solo 12mila sono maggiorenni, rispetto alle 800mila della Germania, le 400mila della Gran Bretagna, le 250mila della Francia e le 170mila della Spagna. Una giocatrice di serie A guadagna, se le va bene, 500 euro al mese e le società spesso non hanno medico e lo prendono solo per il giorno della partita. E’ fondamentale portare il calcio femminile nelle scuole e passare al professionismo. Io ho accettato questa grande sfida perché le donne italiane si meritano maggiore considerazione. Ma c’è bisogno che anche voi che operate nel mondo dell’informazione ci aiutiate ad avere una maggiore visibilità”.