Tuttosport, giornalisti in stato di agitazione contro la richiesta di Cigd per Covid-19

da: fnsi.it

L’azienda ha comunicato l’intenzione di accedere all’ammortizzatore sociale in misura del 57%. Operazione che «impedirebbe la realizzazione del consueto giornale», osserva la redazione, che ammonisce: «Indegno l’utilizzo di denaro pubblico a fronte di 7 milioni messi a riserva nell’ultimo bilancio».
La prima pagina di Tuttosport di martedì 28 aprile 2020

L’assemblea dei redattori di Tuttosport, già in solidarietà da mesi, «respinge fermamente la richiesta dell’Azienda Nes di accedere alla Cassa Integrazione in deroga Covid-19 (Cigd) prevista per l’emergenza virus dal governo». Lo afferma una nota del Cdr del quotidiano nella quale i giornalisti spiegano: «Comprendiamo perfettamente la crisi attraversata da anni dal settore, infatti la redazione ha sempre accettato gravosi tagli al personale, alle retribuzioni, agli investimenti, da parte dell’azienda in via continuativa dal 2008 ad oggi, attraverso stati di crisi che si sono susseguiti l’uno dopo l’altro, passando ad un organico di 33 giornalisti (27 per effetto della solidarietà) dai 56 di 12 anni fa. In questo periodo ancor più complesso, la redazione, nonostante sia in solidarietà difensiva e al 70% in smart working, ha moltiplicato l’impegno (anche orario) e gli sforzi pur di mantenere elevata la qualità del prodotto offerto in edicola. Ma venerdì scorso i rappresentanti dell’azienda hanno presentato a sorpresa l’intenzione di accedere alla Cigd in misura del 57%, domanda poi presentata agli organi competenti dopo nemmeno 72 ore».

Tuttosport è parte di un Gruppo Editoriale che possiede numerosi periodici e il quotidiano Corriere dello Sport. «La stessa proprietà – aggiungono i giornalisti – ha investito milioni di euro su propri centri stampa. Nel contempo la redazione ha sopportato negli anni una cospicua riduzione dell’organico, praticamente dimezzato attraverso un’accelerazione nell’ultimo decennio. L’ultima assunzione di un giornalista risale al 2008. A fronte di tutto questo manca una visione del futuro. Il sito Internet è gestito da una redazione decentrata e sotto altra società del gruppo, cui i giornalisti della testata cartacea possono contribuire. Mancano però un vero coordinamento e controllo e una vera integrazione. La pubblicità è settore in crisi per tutti i prodotti cartacei, ma certo, visti i numeri, il passaggio a una concessionaria privata del gruppo non ha agevolato la tenuta. La Cassa Integrazione accordata in queste dimensioni impedirebbe la realizzazione del consueto giornale, giacché sarebbe presente all’ideazione e lavorazione un numero troppo esiguo di redattori e l’unica soluzione praticabile sarebbe quella dell’esternalizzazione a collaboratori e service».

La redazione, prosegue la nota, «si rende conto delle notevoli difficoltà dell’azienda in un contesto che la pandemia ha privato di eventi e ha presentato anche una proposta alternativa che permettesse a un numero accettabile di redattori la preparazione del giornale quotidiano, ricevendo risposta negativa. L’azienda denuncia una crisi di liquidità importante, tale da rendere difficile il mantenimento degli accordi, ma i giornalisti ritengono indegno l’utilizzo di denaro pubblico a fronte di 7 milioni di euro messi a riserva nell’ultimo bilancio. Inoltre l’azienda per motivi di costi ha già operato una riduzione della distribuzione del giornale in edicola e prevede altri tagli in tal senso».

Dopo che il direttore responsabile ha manifestato la sua volontà, nonostante ne fosse escluso, di partecipare ai tagli da Cassa Integrazione, la redazione «si chiede se la medesima volontà sarà manifestata anche dall’amministratore delegato e dal direttore operativo che peraltro in questa fase si sono occupati in ritardo della questione sicurezza e sanificazione. In attesa dell’incontro con gli organi nazionali Fieg e Fnsi, i giornalisti di Tuttosport – conclude il Cdr – dichiarano lo stato di agitazione permanente e sottolineano che per tutti i motivi sopra elencati non firmeranno alcun accordo emergenziale provvisorio che metta a repentaglio la qualità e la stabilità del giornale e che non contempli un piano atto ad affrontare il futuro, da lanciare appena conclusa l’emergenza stessa. Un piano che preveda la piena integrazione tra sito, multimedialità e prodotto cartaceo, nonché una maggiore promozione e visibilità del giornale e non solo del marchio».

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