Claudio Ferretti nel ricordo di Tonino Raffa

 di Tonino Raffa

Che passi in fretta questo dannatissimo 2020. Oltre al flagello del Coronavirus, ha rovesciato senza pietà una valanga di lutti sul giornalismo sportivo italiano falciando in appena due mesi Gianni Mura, Franco Lauro, Bruno Bernardi e, adesso, Claudio Ferretti. Un altro che del nostro mestiere aveva fatto un’arte sublime. I più lo ricordano come voce storica della prima generazione di “Tutto il calcio minuto per minuto”, a fianco di Enrico Ameri, Sandro Ciotti, Alfredo Provenzali, Ezio Luzzi e Piero Pasini . Quella non era solo una squadra di grandi professionisti, era una “orchestra sinfonica” inimitabile, che suonava a memoria senza guadare lo spartito. Figlio d’arte (il papà, Mario, altro immenso radiocronista, è da tutti ricordato per lo storico inizio del collegamento per la tappa Cuneo-Pinerolo al Giro del 1949 : “un uomo solo è al comando della corsa, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”), Claudio Ferretti non è stato solo una delle voci di un calcio che non c’è più. Ha amato e raccontato con competenza , eleganza e senso dell’humor tante altre discipline come il ciclismo, l’atletica, il pugilato. Era in sostanza un pianoforte sempre accordato, aiutato dalla splendida voce, chiara, pastosa, scandita nel ritmo, inconfondibile.

Passato in televisione negli anni novanta (su proposta di Sandro Curzi e Angelo Guglielmi) aveva condotto il TG 3 e il contenitore mattutino “Telesogni” (con Umberto Broccoli e Adriana Retacchi), aveva rilanciato e guidato alla grande il “Processo alla tappa” al Giro d’Italia, aveva diretto la redazione cultura della terza rete.
Quanto basta per dire che Claudio ha fatto parte di quella generazione che ha sconfitto il  mostruoso pregiudizio secondo il quale il giornalismo sportivo doveva essere considerato di serie B, cioè roba per pochi appassionati. Sono andato a cercare nella biblioteca del mio studio i libri che mi aveva regalato, con dediche molto affettuose. Il volume “Anni azzurri” gronda di contributi, testimonianze e brani delle più grandi firme del passato : da Mario Fossati a Giovanni Arpino, da Sergio Neri a Franco Dominici, da Orio Vergani a Giorgio Tosatti, da Gianni Clerici a Giampaolo Ormezzano. Altro che giornalismo di serie B ! Ho trovato un mix di cultura e di scrittura piena di scatti creativi, nelle pagine che descrivono Coppi sullo Stelvio, il 4 a 3 di Rivera contro la Germania, la vittoria di Benvenuti contro Griffith. Posso affermare in tutta umiltà di essere orgoglioso di averlo conosciuto e frequentato nei miei primi anni di Rai, quando era indispensabile osservare i più bravi per rubare i segreti di un lavoro meraviglioso. Ferretti ha fatto parte di quel gruppo ristretto che attraverso lo sport ha raccontato la storia dell’Italia del dopoguerra e l’evoluzione del suo costume sociale. Grazie a colleghi come lui abbiamo sognato eroi e campioni “guardando” la Radio. Quelli arrivati dopo hanno il vantaggio dell’anagrafe rispetto a noi. Ma non sanno cosa si sono persi.