Calcio italiano il lutto per la morte di Fino Fini

 

 

 di Franco Morabito

Oggi 16 settembre 2020, all’età di 92 anni, è venuto a mancare dopo una lunga malattia il dottor Fino Fini, uno dei personaggi-simbolo del calcio italiano sin da quando, giovanissimo medico, fu chiamato dall’allora presidente federale Artemio Franchi nello staff della Nazionale juniores e poi di quella maggiore, della quale divenne il medico ufficiale vincendo con Valcareggi in panchina il campionato europeo del 1968 (l’unico, finora nel palmarès degli azzurri) e partecipando a sei spedizioni mondiali, da Cile 1962 a Spagna 1982: anno del trionfo iridato targato Bearzot. Dal 1967 al 1996 è stato anche segretario del Settore tecnico e direttore del Centro federale di Coverciano, considerato a pieno titolo l’università del calcio internazionale.

In tempi più recenti si buttò anima e corpo sul Museo del calcio, la sua ultima “creatura” nata anch’essa a Coverciano sul finire degli anni ’90 e inaugurataufficialmente nel 2000, nella quale ha ricoperto i ruoli di direttore e di presidente della omonima Fondazione: incarico che manteneva tuttora.

 

Comunque lo si chiamasse: Fino, Fini o il “dottore”, è statol’emblema più rappresentativo del calcio italiano, quel calcio che ha servito e onorato per una vita intera, prima da medico delle Nazionali, poi da figura di spicco del Centro tecnico federale di Coverciano, e per ultimo da artefice e ideatore del Museo del Calcio, l’altra sua lungimirante “invenzione” che suggella il suo attaccamento per un mondo che gli ha sempre voluto bene e che, a dispetto dell’età, lo ha mantenutostraordinariamente giovane.

Conversatore eccellente che affascinava grandi e piccoli con i suoi aneddoti e le sue storie, e innamorato dei cimeli che ha custodito con l’amore di chi ha a cuore le cose più care, Fino ha vissuto il variegato mondo del pallone sempre da protagonista, mai dietro le quinte, con la franchezza tipica di chi ha le idee chiare, apprezzato dai personaggi più illustri – presidenti, allenatori, dirigenti, giocatori – che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di avere a che fare con lui.

Anch’io lo ringrazio perché è stato un piacere lavorargli accanto: i suoi saggi consigli, i suoi silenzi che si alternavano a volte ai suoi modi burberi, mi hanno dato tanto.

“Dottore”, è difficile pensare che tu non ci sia più. Ma anche se nel ricordo sei stato, sei e rimarrai sempre “uno di noi”.

 

L’Unione Stampa Sportiva Italiana, profondamente colpita dalla scomparsa di un amico con il quale ha intrattenuto sempre un rapporto di stima e di reciproca collaborazione, si stringe attorno ai figli in un momento di così grande dolore.