Addio Bruno Bernardi, grande giornalista e amico dell’Ussi

Ussi Subalpino gruppo “Ruggero Radice” esprime alla famiglia le più sincere  condoglianze e ricorda l’amico giornalista Bruno Bernardi, socio Ussi e maestro per molte generazioni di cronisti sportivi. (Bruno Bernardi nella bella foto di Salvatore Giglio) e nelle parole commosse dell’amico Totò Lo Presti.

Il virus sbarcato dalla Cina ci ha portato via un altro collega ed amico, Bruno Bernardi, per tutti quelli che lo hanno conosciuto e frequentato <Bibi> (che altro non era che la sigla che postponeva – come sigillo di garanzia – ai suoi articoli più brevi ma non per questo meno succosi.

Bruno Bernardi ha attraversato sia da spettatore che da protagonista il mondo del calcio: da Torino in giro per l’Italia e per il mondo, al seguito della Juve e del Toro, della Nazionale e dei grandi eventi internazionali, europei e mondiali.

Bibì era un cronista nato. La notizia la fiutava e poi andava a cercarsela, finchè non la trovava. A rischio dell’incolumità personale, come quando superò il muro di cinta della villa di Orfeo Pianelli, rischiando di finire in pasto ai cani da guardia. O quando, appena incassata una secca smentita da parte del vice-presidente Giordanetti, sbirciò fino ad intravvedere la sagoma di Renato Cesarini, seminascosta dal fumo delle sue sigarette, nella sala gioco della sede juventina.

Il fatto di aver giocato ad un discreto livello da giovane gli dava quell’atteggiamento che gli consentiva di conquistarsi la fiducia dei giocatori, fiducia che significava confidenze e quindi vantaggio nell’intuire e catturare le notizie. Che spesso riusciva ad estorcere anche ai colleghi, come anticipo di una contropartita che forse non sarebbe mai arrivata. Perché delle notizie, piccole o grandi che fossero, era geloso in maniera morbosa. Se la notizia era succosa, non ne avrebbe fatto cenno neanche sotto tortura.

Quand’era ancora un giovane cronista ebbe l’alto onore di trasformarsi negli occhi di Pozzo. L’ex c.t., com’è noto, rimase sulla breccia, come inviato de “La Stampa”, finchè fu in grado di muoversi e viaggiare. Nessuno ebbe il coraggio di fermarlo. E quando la sua vista cominciò ad accusare qualche défaillance, proprio Bruno Bernardi fu incaricato di assisterlo anche nella lettura delle partite.

I suoi giudizi erano tenuti in conto da molti allenatori, e questo dimostra la stima di cui godeva fra gli addetti ai lavori ed i protagonisti del mondo del pallone. Il fatto di essere stato uno dei tre soli giornalisti invitati alle nozze di Maradona ne rappresenta testimonianza inequivocabile.

In un calcio più umano di quello odierno si era ritagliato un ruolo da personaggio. Con gli aneddoti sulla sua vita a bordo campo (e non solo) si potrebbe scrivere un libro, non solo un articolo.  Oggi, ai colleghi che non lo hanno frequentato né conosciuto, vogliamo ricordarlo così, con la sigaretta in bocca, il whisky nel bicchiere, ed i suoi interventi chilometrici nei talk show televisivi: la sua conoscenza del mondo del pallone era talmente vasta che non poteva fare a meno di cominciare “da Adamo ed Eva”: non era esibizionismo, era la necessità di non lasciare dubbi nell’ascoltatore. Così come faceva coi suoi lettori. Ci mancherai Bruno, con la tua ironia.

Salvatore Lo Presti