26 anni dopo “Ago” Di Bartolomei scritto da Gianfranco Coppola vicepresidente Ussi

AGO DI BARTOLOMEI 26 anni dopo addio tra ricordo e perché

Gianfranco Coppola vice presidente Ussi

Il 29 maggio sera alcuni amici romani di Marisa sono ospiti della famiglia Di Bartolomei. Cenano, camminano sul bagnasciuga, aria mitissima.  Qualcuno avrebbe detto: buon ritiro a San Marco di Castellabate, Cilento. Il giorno successivo, il 30 maggio 1994, ricorre il decimo anniversario della finale di coppa dei campioni persa ai rigori all’Olimpico contro il Liverpool. Il ragazzo romano più riservato che c’era sognava il giro di campo con la fascia di capitano e la coppa con le lunghe orecchie tra le mani. Uno sparo spense una storia, un botto assordante, per il più cupo e inaspettato dei silenzi. Ago punse al cuore, il suo. Ma non solo. Per sempre. 

Come ha ricordato Giovanni Bianconi in un libro sul dramma di Ago, lo sentii tre giorni prima del dramma. Seguivo l’Italia e si informava: “Cosa dice Baresi? Gli hai parlato di me? Hai qualcosa a che fare con il team? Com’ è l’organizzazione?”  Agostino fa queste domande senza quasi aspettare risposta. “Agostino, cosa ti importa di queste cose? Vai al porto prendi la barca e vai a pescare. Puoi farlo”  – risposi al telefono. 

Più che un tramonto, Cesena gli sembrò subito un imbrunire. Più cupo di un crepuscolo. A 33 anni il capitano storico della Roma, il metronomo del Milan, scelse Cesena per sfuggire allo stress- “Ago” si trasferisce in Romaga, liscio e vitelloni, su richiesta di Alberto Cavasin, all’epoca emergente allenatore. Sebastiano Rossi, il portierone un po’ matto come i veri numeri uno e con fisico ciclopico, è tra le promesse. In attacco, il pugliese Ruggiero Rizzitelli, a suon di gol e milioni poi venduto alla AS Roma. Una stagione in chiaroscuro in avvio, poi gol importanti per una chiusura senza patemi. Agostino rifiuta il rinnovo mentre la moglie Marisa tesse la tela per portarlo a Salerno, con la possiibilità di andare a vivere nel nido d’amore delle vacanze: la casa di San Marco di Castellabate, Cilento con un mare da bere, qiete, olivi, maestri d’ascia per barche di solida bellezza. Il presideente della Salernitana, Giuseppe Soglia, è un imprenditore edile e tutti i suoi sogni sono di firmare lo storico ritorno in serie B, impresa fallita al gotha degli imprenditori riuniti nella Fi.Sa, una finanziaria costruita con partrond di pastificii,costruttori, proprietari di cliniche e fabbriche di ascensori. Insomma, gente coi soldi veri. .

E FU SALERNITANA

Soglia parlava a raffica,Agostino sillabava poche cose, Marisa accompagnava la trattativa col piglio del capo-cabina: signori allacciate le cinture, seduti per favore. Sorriso con toni da gendarmeria. Il presidente e il giocatore concordano rapidamente su tutto. Il 4 luglio 1988, l’ANSA annuncia:  “La Salernitana ha concordato il contratto con Agostino Di Bartolomei, il calciatore vestirà la maglia granata nel prossimo campionato”. L’entusiasmo per l’illustre giocatore non sposava quello dell’invidioso allenatore della squadra: Tony Pasinato, un esperto tecnico ma rigido nei toni e nei comportamenti, spiazzato dalla popolarità del capitano. È stato subito difficile per un giocatore di tanta spiccata classe (per Gianni Brera con l’olandese Koeman il miglior piede del calcio continentale per pulizia di battuta) condividere esperienze e commenti con compagni di gioco più volte fuori sincrono. Ad un certo punto Soglia propose la rescissione del contratto: s’era fatto avanti il Siena.Fu la moglie a dire no, prima che lui lasciasse in armadio la corazza ed esplodesse di rabbia contro Soglia che pure aveva pregato “Ago” per sposare il suo progetto. Chi scrive fu testimone di quell’incontro, e scorse negli occhi del campione la pazienza di chi crede che il tempo è tiranno e galantuomo allo stesso modo. Con farfuglianti motivazioni, fu messo in disparte. Senza la sua esperienza la Salernitana non poteva che barcamenarsi e alla fine l’alto atesino  Pasinato fu costretto ad andarsene dopo aver mortificato l’asso e la tifoseria. disturbato la squadra e la tifoseria. Agostino fu reinserito in rosa da Ansaloni e con sette gol aiuta la squadra a raggiungere i nuovi obiettivi stagionali, cioè la salvezza, progetti molto diversi rispetto alle previsioni. 

Ma quello che non successe nel primo anno, capitò nel secondo. In sedici partite consecutive, Salernitana imbattuta con Di Bartolomei a segno su rigore, su punizione, dalla distanza: con quel suo destro limpido, sgargiante. Il Taranto però mette la freccia, e DiBa deve subire un altro affronto: a San Benedetto del Tronto la Salernitana non presenta in campo il giocatore per il quale più d’uno schiacciava il naso sui vetri degli hotel per vederlo da vicino, e tifosi di Roma (soprattutto) e Milan chiedevano una foto nell’epoca in cui non c’erano i telefonini. Ansaloni preferisce il ruminante Donatelli ad Agostino suggerendo un infortunio improvviso come scusa per la stampa. Lui dice no: vado in tribuna ribatte seccamente, salutando verso la tribuna stampa con quel mezzo sorriso malinconico ma schietto. Per alcune partite, con la sua maglia viene schierato Saracino, onesto pedalatore. Tranne Della Pietra e Battara, portiere figlio d’arte, pochi altri provano a chiedere ad Ansaloni il perché della scelta. Solo il massaggiatore Bruno Carmando, sangue granata nelle vene, incoraggia Agostino in privato e negli spogliatoi, dove imperterrito “Ago” continua ad arrivare per primo e ad andare via per ultimo.  Quando la situazione diventa complicata, con la Casertana un imperiosa riemersione, ci si accorge che la rinuncia ad Agostino è follia. Il capitano torna in squadra e nelle otto sfide che mancano alla fine del torneo mette in serie capolavori come le perle di una collana polinesiana. Tuttavia, la corda verso la B si complica col passo falso col Palermo in casa. Un dramma Mancano due round alla fine del lungo match. La sfida promozione è a Brindisi, laddove la carovana di tifosi è un mix di ansia e speranza. E’ Il 27 maggio 1990, migliaia di tifosi salernitani hanno fame di successo, ovviamente scortando la loro squadra provano a cucire 25 anni di attesa. Di Bartolomei è capitano e con garbo e al contempo sicurezza suggerisce ad Ansaloni la migliore formazione, supportato da Lucchetti, attaccante di qualità e carattere. Dentro per esempio Torri anziché Somma, scosso forse dai rigori provocati a Caserta. Il gol dell’1 a 0 è una bomba di Agostino, la Salernitana ridecolla mentre la Casertana non riesce ad avere ragione del Giarre in Sicilia. Ai tempi delle radio private e di risultati annunciati e smentiti era veramente da crepacuore tifare per una squadra. L’ultima sfida è Salernitana-Taranto al Donato Vestuti, il glorioso stadio di Gipo Vieni con Valese il papà del “metodo” col libero staccato e di Di Bartolomei.  Il Taranto è già in B, alla Salernitana basta un punto. Arbitra Cesari, abbronzatissimo fischietto genovese che metteva le spalline in gommapiuma per dare corpo ad un fisico non eccezionale. Di Bartolomei calcia altissimo una punizione da ottima posizione, la sua mattonella. Quindi liscia un passaggio corto, Cesari gli si avvicina e dice: capitano, togliamo le porte? Sorride De Vitis, ex e amico, in maglia rossoblù del Taranto. Quella promozione è stata storica avendo consentito gioie altrimenti frutto di racconti in 25 anni di attesa. I tifosi avevano sentito parlare da nonni, zii e padri di Pierino Prati e di Comitato, del biondo portiere Piccoli e di un allenatore bravo ma ruvido: Tom Rosati, bravo lui. molto più di Ansaloni vincente per caso. Una squadra capitanata da Di Bartolomei solo nel finale davvero leader accettato senza invidia, cosa che giovò a tutti. Alla fine Ansaloni ammise: “Di Bartolomei è stato un esempio per tutti: qualità, onestà, sincerità e un esempio di concentrazione “

ADDIO AL CALCIO

 Era arrivato  il momento promesso, lo aveva detto prima delle peripezie e dei momenti di orgoglio ferito: porterò la Salernitana in serie B. Eccolo Di Bartolomei con la sua sudata maglia granata numero 8, con un nastro da capitano di squadra sul braccio, che aveva giocato la sua ultima partita davanti a tribune affollate e grondanti passione. Un giornalista tifoso, anzi un tifoso malato e grande giornalista, Gaetano Giordano, venne da Roma per registrare su un piccolo record del tempo il sonoro dello stadio. Vide 15 minuti di partita, dando le spalle al Vestuti piangendo.

Agostino consegnò a mo’ reliquie le scarpe dell’ultimo incontro (per la cronaca 0 a 0) a sua moglie, Marisa, e la maglietta al figlio Luca. “Una nuova vita inizia per me, un po ‘di riposo, e poi vedremo.”  mi disse aggiungendo: “Non ne sono ancora sicuro, ma voglio rimanere nel mondo del calcio.”  Il primo messaggio inconfondibile inviato dall’ex capitano dell’AS Roma al mondo esterno, mentre gli strilloni vendevano le copie dell’edizione straordinaria de Il Mattino ormai numero storico.

ULTIMI ANNI

Nei primi mesi, Di Bartolomei si rilassa a San Marco di Castellabate, nella villa di famiglia ospiti amici romani e qualcuno da Salerno, in primis l’ex assessore allo sport Antonio Zinna accompagnato dal manager di spettacoli Aldo Voto.. L’ex giocatore si gode la Leucosia, barca da pesca, e va in mare con spensieratezza. “Ho concluso la mia carriera a Salerno per rendere felice la mia famiglia, soprattutto mia moglie, e sapevo che la Salernitana era alla ricerca della serie B da troppi anni”, rispondeva stringato agli inviati curiosi di sapere la sua vita da pensionato. 

Ovviamente, dopo la fine della carriera professionale, il calcio rimane una malattia e Ago si dedica a uno dei suoi lavori lasciati a metà, e cioè la scuola calcio Agostino Di Bartolomei, che offre opportunità sportive a oltre 200 ragazzini. Il campo sportivo è stato costruito sul sito di un vecchio edificio, e oltre al calcio, la moglie Marisa ha anche organizzato corsi di danza nell’edificio accanto alla pista. Agostino trascorre la maggior parte del suo tempo qui insegnando calcio e altre cose preziose ai più piccoli. L’unico cruccio, la scarsa familiarità col pallone del figlio Luca, somigliante al papà come una goccia d’acqua ma coi piedi proprio no. “Mmmmmm non ci siamo”, mi diceva ridendo proprio di gusto mentre un 25 aprile preparava la solita sfida con ex e vip, tipo Chierico e Antonello Venditti. spiegava con infinita modestia i misteri del calcio ai bambini sul piccolo campo sportivo, e provò a farlo anche parlando in tv di tattica ed allenamenti. 

Oltre al calcio, Di Bartolomei si preoccupò di occuparsi di qualcos’altro per il primogenito Gianmarco, un bellissimo ragazzo, aprendo l’agenzia di una compagnia di assicurazioni a Salerno. Ma ovviamente è il pallone che gli ruba i pensieri. La strada professionale mi ha portato fisicamente lontano da lui, ma mi sono sempre informato. Ricambiato da telefonate al solito sibilline ma più tristi del solito. Nessun incarico nella Salernitana, amaro anche il grande sogno di tornare a Roma, corsia riservata a Tancredi, Conti, Maldera e Pruzzo per esempio. Ma per il grande capitano campione, l’unico vero giocatore romano, del quartiere Mostacciano, non c’è posto. Diventa allenatore di seconda a Coverciano ma non si traducono in contratto i contatti con Turris e Nocerina. C’è chi gli suggerisce di aprire un campo di golf con annesso hotel. Con alcuni dei suoi amici ad Agostino, stanno anche progettando di costruire un campo da golf con un hotel più piccolo. Ricorda Antonello Venditti: “Agostino era molto abile nelle questioni organizzative, politiche e sociali e pensava di poter contribuire a fare qualcosa di buono nello sport, anche in campo culturale”. L’ex giocatore si avvicina poi a Forza Italia, fondata da Silvio Berlusconi che lo conobbe al debutto nel calcio come presidente. Niente anche su questo fronte. Venditti ricorda:  “Con il passare del tempo, ho visto che stava diventando sempre più triste, deluso, solo a causa dei numerosi ostacoli che si stagliavano contro i suoi sogni. È parte integrante del suo linguaggio in cui si è trasferito. Poi è tornato a Roma sempre più, in silenzio, in profondo silenzio, cercando però di dare qualche segno di sé. ”  Certo, Roma significava  la Roma per Di Bartolomei. Ma “sperava che, grazie alla sua qualità, alla sua onestà, alla sua abilità, alle sue grandi capacità organizzative, prima o poi qualcuno si sarebbe ricordato di lui”.

 

Agostino ha difficoltà a mantenere le distanze dalla sua città natale e dalla sua amata squadra. All’inizio sembrava una buona idea allontanarsi da Roma ma una volta appese le scarpette pian piano la dimensione troppo umana della lontanissima periferia lo stringeva alla gola.

Nel frattempo, ipotizza una Coverciano del settore giovanile e per comprare terreni e costruire nuovi campi sportivi chiede prestiti in banca, che puntualmente non riceve. Sta inoltre seguendo gli eventi della politica, andando a Roma il 6 febbraio 1994 per partecipare a un congresso del partito di Forza Italia. Durante i suoi viaggi romani, incontra spesso o parla con Bruno Conti, il suo compagno di squadra con cui ha il miglior rapporto e nelle grazie della famiglia Sensi, subentrata all’ingegner Dino Viola al timone della società giallorossa.  Nel frattempo, i giorni della disperazione finale, la tragedia, si stanno avvicinando. Il Campionato del mondo di calcio del ’94 sta arrivando, e il compagno di squadra Carlo Ancelotti di quattro anni può sedersi come aiutante ad Arrigo Sacchi in panchina? La Rai ha chiesto ad Agostino durante Italia ’90 di commentare e analizzare le partite del giorno precedente in uno dei suoi talk show del mattino, pungolato dal giornalista Geppino Mariconda. Di Bartolomei si divertì e avrebbe confidato in un bis per Usa ’94. Nonostante i tanti giornalisti con ruoli apicali a rai sport romani e romanisti nessuno ci pensò. Poi quell’addio sconvolgente. Uno sparo nel buio, anche nostro. Da 26 anni.