Quant’è bella l’Italia del calcio al femminile! Di Nando Aruffo

La vittoria a sorpresa sull’Australia fa cambiare idea ai mezzi d’informazione

 di Nando Aruffo

Una premessa: mai vista una partita di calcio donne in televisione. Ma domenica scorsa Australia-Italia, seppur in orario infelice (ore 13) ha sbancato: per l’Auditel, 2.826.000 spettatori (trasmissione più vista della giornata su Rai2) pari a un 20% di share, cui si aggiunge un 4% di Sky. Tanta folla sul carro delle vincitrici.

Sono però tra i pochi che trent’anni fa ebbero modo di conoscere un mondo da scoprire grazie a una calciatrice appassionata di giornalismo: Pina Debbi, oggi vice direttrice a La7 e in quel tempo addetto stampa di una neonata federazione alla ricerca di giornali che dessero spazio al calcio femminile: riuscire a far pubblicare tabellini, risultati e classifica era già una conquista. Ero al Guerin Sportivo, direttore Italo Cucci. Con garbo e fermezza, Pina comincia con risultati, classifica, prossimo turno, marcatrici. Dopo un po’, stagione 1989-90, ecco due pagine a settimana realizzate con Simonetta Martellini. Altro collega da non dimenticare, in quegli anni che sembrano preistoria, Giorgio Lo Giudice della Gazzetta dello Sport, un antesignano in tutto, una carriera spesa a conquistare spazio per sport di nicchia. Ecco: se oggi il calcio donne fa il botto, non bisogna dimenticare che molto, se non tutto, nasce nel secolo scorso grazie, tra gli altri, anche a Pina e a Giorgio.

Bene, veniamo ai giorni nostri. A parte Rai e Sky che dedicano ampio spazio al Mondiale in forza di accordi commerciali, le azzurre sono seguite in Francia da Gaia Piccardi per il Corriere della Sera, Giulia Zonca per la Stampa, Emanuela Audisio per Repubblica, da Alessandra Bocci e Giulio Saetta per la Gazzetta, Sandro Bocchio per Tuttosport. Stop.

L’altro quotidiano sportivo, il Corriere dello Sport-Stadio, costringe l’ottima Valeria Ancione a seguire il Mondiale davanti alla tivù e per lei non dev’essere un bel vedere. Da anni l’editore romano proprietario delle due testate penalizza la creatura del papà Francesco: cronache e commenti da tivù, agenzie, social e comunicati dell’ufficio stampa da selezionare seduti in redazione mentre il quotidiano di Torino manda il proprio inviato. Chissà se le nostre brave azzurre costringeranno il quotidiano rossoverde a una rapida retromarcia: nel 2014, da neo pensionato ebbi finalmente la libertà d’andare per i fatti miei al Tour e la mia proposta di collaborazione (Vado, perché Nibali può vincere il Tour o quanto meno salire sul podio: se volete, ci sono) non fu neanche presa in considerazione. Quando Nibali vinse sulle Alpi e la sua maglia gialla “aprì” il TG1 delle ore 20.00, non chiamarono come sarebbe stato logico Alessandra Giardini ma spedirono in fretta e furia un inviato da Milano (immagino per vicinanza geografica) bravissimo, per carità, ma completamente a digiuno di ciclismo. Sia chiaro: è cronaca, non polemica.

 

Dunque: vincono, le ragazze, per 2-1 sull’Australia e la stampa italiana dà fiato alle trombe e alle trombette.

Tutti i giornali dedicano un richiamo in prima pagina. Il Corriere della Sera sceglie l’impatto frontale: una bella e grande foto a centro pagina; la Stampa un richiamo come per la Formula Uno; su Repubblica, molto strano, nulla. Proprio nulla.

Andiamo a leggere gli sportivi: la Gazzetta passa da un piccolo strillo il giorno della partita a un’apertura a tutta pagina: “Azzurre di gioia – Un’Italia da amare: il calcio scopre le donne”. Evidente che in rosea abbiano uno staff molto giovane di direzione: Giorgio Lo Giudice ha scoperto il calcio femminile trent’anni fa.

Tuttosport, che già aveva collocato in posizione nobile la presentazione (Forza ragazze! Regalateci magie mondiali“) relega il declassamento di Vettel a un colonnino e mezzo per dare più spazio alle azzurre (titolo: “Sorelle d’Italia ed è solo l’inizio”. Se andassero avanti sono già in preallarme mamme, nonne e zie).

Il Corriere dello Sport-Stadio è più tiepido del confratello torinese: passa da un francobollo il giorno della partita (“Italdonne regateci un sogno”) a una bella “spalla” dopo la vittoria: “Donne, l’Italia s’innamora”.

 

Andiamo all’interno dei giornali.

Corriere della Sera: due pagine con il commento (sempre perfetto) di Mario Sconcerti e un articolo da Torino di Manlio Gasparotto con i genitori di Barbara Bonansea.

La Stampa: una pagina e mezza con le donne che hanno relegato la Nazionale dei maschietti a un titolo di tre colonne.

Repubblica (due pagine) è istituzionale affiancando a Emanuela Audisio la prima firma Maurizio Crosetti.

La Gazzetta dello Sport dedica le prime pagine alle ragazze azzurre (Nibali per approdare a pagine 3 ha dovuto vincere un Giro e un Tour) e schiera l’artiglieria pesante: oltre ai servizi degli inviati, i commenti di Carolina Morace (e ci sta) più – udite udite – Walter Veltroni.

Il Corriere dello Sport-Stadio affianca Valeria con il vice direttore Barbano e l’uomo tivù (autore e attore della Domenica Sportiva in Rai) Furio Zara.

Tuttosport porta l’impresa azzurra a pagina 2 con un’altra pagina, 39, nella seconda parte del giornale e non si capisce perché.

 

Interessante la disparità di vedute nei due quotidiani (Il Messaggero e Il Mattino) dello stesso editore. Maria Latella è in prima pagina sul Messaggero e a pagina 38 sul Mattino. A Roma ci sono due pagine sul Mondiale; a Napoli una sola.

 

Televisione. Abbiamo tentato un’operazione ardua: vedere la diretta in contemporanea saltando dalla Rai a Sky e viceversa. Abbiamo apprezzato le due coppie di telecronisti: Tiziana Alla (ottimi ritmo e pronuncia) e Panico sulla Rai; e Andrea Marinozzi e Carolina Morace su Sky. A essere ipercritici, Alla – Morace sarebbe la coppia perfetta. Poi Giorgia Cardinaletti dalla Domenica Sportiva a bordocampo: sicuramente ci siamo persi dei sui interventi ma altrettanto sicuramente sono stati pochi. Chissà perché alla Rai sono restii nello sfruttare appieno le occasioni e le competenze: anche al Giro d’Italia Pancani e Saligari facevano centinaia di chilometri in moto per quattro – cinque interventi ogni ora. Se hai possibilità che altri non hanno, perché non sfruttarle?

Infine, un’anomalia su Sky: Giancarlo Padovan (direttore di giornali, docente universitario, allenatore di calcio) presente nel prepartita e sparito nel dopo, caso più unico che raro nel mondo delle ospitate tivù.  

Bene: dal vostro inviato tra edicola e poltrona è tutto. Se ci sarà una prossima volta garantiamo finora un orecchio anche a Radio Rai che segue il Mondiale con Diego Carmignani e Sara Meini.