La scomparsa di Gian Luigi Corti nel ricordo del presidente USSI Luigi Ferrajolo

 di Luigi Ferrajolo

Non mi sembra ancora possibile. L’avevo sentito giorni fa al telefono, era in ospedale, ma con l’energia e la forza di sempre. Da tempo Gian Luigi aveva problemi seri, ma mi stupiva sempre per quella sua grinta feroce, per la straordinaria capacità di non perdere un colpo, di combattere comunque e a prescindere. Gli ho sempre invidiato questa vitalità, il suo mordere la vita con una ostinazione impressionante. L’altro giorno, al telefono, non mi è parso un uomo malato, tantomeno ai suoi ultimi giorni, Gian Luigi mi è parso un leone in gabbia. Pieno fi forze e di rabbia. Gli ho detto che la prossima settimana con Franco Morabito saremmo andati a trovarlo, ci ha fregato e non abbiamo fatto in tempo.

Gian Luigi Corti ha scritto pagine fondamentali nella storia dell’USSI, lo ha fatto con una passione eccezionale e uno spirito critico, a volte urticante, ma utile al nostro sindacato. Con lui ho avuto scontri aspri, Gianluigi sin dai giorni della mia prima elezione mi ha incalzato, ha cercato di mettermi i bastoni tra le gambe, è stato insomma all’opposizione con quei suoi modi a volte bruschi. Ma ci siamo sempre rispettati e credo, o mi illudo, che alla fine ci volessimo bene. Io incassavo puntualmente i suoi rimbrotti, il suo perenne brontolio, e lui accettava bene o male le decisioni del Consiglio. E’ un grande dolore per tutti, per l’uomo che se ne va e per il dirigente che ci lascia. L’USSI senza di lui non sarà pià la stessa. E io, sinceramente, non so se adesso soffro per questo o piuttosto perché non avrò più con chi litigare e poi abbracciare.