LA COMUNICAZIONE PUBBLICA DELL’ALLENATORE DI CALCIO: LA CONFERENZA STAMPA di Felice Accame

di Felice Accame*

 * Docente di Teoria della comunicazione al Settore Tecnico della Federcalcio di Coverciano e coordinatore del Centro Studi e Ricerche del Settore Tecnico. E’ autore di numerosi saggi.

 E’ ormai consuetudine che la presentazione del nuovo allenatore avvenga tramite una conferenza stampa, ovvero tramite l’allestimento di una situazione in cui un rappresentante della società dà la parola all’allenatore di fronte ad un insieme di giornalisti invitati per l’occasione – giornalisti che avranno quindi il diritto a prendere la parola a loro volta. Stesso tipo di iniziativa può esser preso anche settimanalmente, in un giorno e ad un’ora prefissata, come un appuntamento doveroso con la stampa in vista della partita successiva. Che si tratti di una situazione delicata è evidente: gli interlocutori sono molteplici e, per quanto ci si provi a farlo, circoscrivere gli argomenti – questi sì e questi altri no – è difficilissimo se non impossibile.

Data quindi questa delicatezza occorrerà, perlomeno, prendere alcune precauzioni. Innanzitutto, occorre che da questa parte del tavolo ci sia chiarezza – accordi precisi tra allenatore e rappresentanti della società su chi parla e in che ordine. Poi, occorre che ci sia chiarezza anche sulla natura e sulle funzioni dei destinatari. E’ sempre bene monitorare e leggere con attenzione i nomi dei giornalisti invitati associandoli alle testate che rappresentano. Non tutte le testate sono uguali e non tutte svolgono il proprio compito cercando le medesime informazioni – anzi, di solito, ogni testata cerca di differenziarsi dalle altre per aumentare il proprio appeal commerciale. Infine, sarà opportuno che l’allenatore prepari il proprio intervento senza affidarsi all’improvvisazione del momento.

Il contenuto della conferenza stampa dovrà, allora, caratterizzarsi sia per l’alto tasso di informatività che per la sua articolazione narrativa. Mi spiego: da un lato, è opportuno che la comunicazione comprenda quelle tre o quattro novità che, costituendo nuova informazione, hanno molta probabilità di essere riprese dai mass media e amplificate. Dall’altro lato, è opportuno conferire alle informazioni una forma narrativa. Contestualizzando nel tempo e nello spazio l’informazione, infatti, l’allenatore facilita se stesso nella comunicazione – perché il racconto lo si ricorda meglio di un’argomentazione astratta – e facilita chi, per lavoro, è chiamato a comprenderlo, a ricordarlo e a trasmetterlo agli altri.

Durante la fase dialettica della domanda e della risposta, l’allenatore farà bene ad offrirsi con la massima disponibilità – un eccesso di protezione da parte della società potrebbe essere interpretato come un segno di debolezza. Soprattutto, occorrerà dimostrare grande capacità di controllo della situazione. Pertanto, l’allenatore farà bene a segnarsi ordinatamente per sommi capi i contenuti di ogni singola domanda – governando così le eventuali sovrapposizioni di argomenti e le ripetizioni. E, nel caso, dovessero scaturire contraddizioni – sia tra quanto dichiarato al di là del tavolo come da quanto dichiarato al di qua -, si ricordi che è sempre bene farle rilevare prima possibile. E’ sempre meglio farlo per propria iniziativa che non, invece, subirne la denuncia da parte del giornalista più esperto direttamente nel suo servizio sulla conferenza stampa stessa.