Gruppo Gedi, la preoccupazione dei giornalisti

da: fnsi.it

Per i redattori di Repubblica e l’Espresso, le ultime vicende rendono necessario «ribadire alcuni principi e valori» in un passaggio cruciale per la vita dei giornali colpiti in questi anni da pesanti tagli sul costo del lavoro. Il Cdr della Stampa: «Assistiamo increduli al dibattito sui possibili nuovi assetti azionari».
Gedi, la preoccupazione dei giornalisti

I giornalisti dell’Espresso «esprimono preoccupazione per le recenti vicende che riguardano il Gruppo Gedi». Secondo l’assemblea «l’offerta di acquisto del Gruppo Gedi, formalizzata da Carlo De Benedetti, e il successivo scambio di comunicati con il gruppo Cir rendono necessario, per i giornalisti dell’Espresso, ribadire con determinazione alcuni principi e alcuni valori, in un passaggio cruciale per la vita del giornale, che in questi anni è stato colpito duramente da tagli sul costo del lavoro». E agli azionisti si chiede chiarezza sulle proprie intenzioni e «maggiori garanzie, ad oggi insufficienti, rispetto a quelle contenute nella nota con cui Cir rifiuta l’offerta di Carlo De Benedetti».

«Fin dalla sua fondazione, nel 1955, L’Espresso è stato un soggetto politico culturale ed editoriale di primo piano, che con le sue inchieste e le sue battaglie ha inciso sui cambiamenti del nostro Paese. Rispetto a un anno fa il settimanale, sotto la guida dell’attuale direzione, ha incrementato le vendite in edicola e – si legge in una nota – registrato un notevole aumento degli abbonamenti digitali (nonostante le poche risorse a disposizione), consolidando la propria identità politica e culturale attraverso le sue inchieste e i suoi approfondimenti, in sintonia con la crescente comunità dei lettori».

«Un risultato ottenuto dalla redazione a prezzo di un grande sforzo umano ed economico: a fronte di 6 colleghi usciti mediante incentivi, la redazione ha lavorato e lavora tuttora con stipendi decurtati in virtù di un contratto di solidarietà. Un sacrificio che i giornalisti dell’Espresso hanno accettato per il bene della testata e della sua storia», prosegue la nota.

«Questo sforzo rischia tuttavia di essere vanificato da una guerra che – si legge ancora – certo non giova a tutte le testate del Gruppo Gedi. Al contrario serve un editore determinato, che abbia voglia e passione da mettere al servizio dell’informazione per proseguire nel solco della tradizione del giornalismo d’inchiesta che da sempre contraddistingue il giornale per il quale scriviamo. Un editore convinto nell’affrontare questa sfida deve dimostrare di avere un piano di sviluppo concreto, con l’obiettivo di investire, e non solo di tagliare, per incrementare i ricavi».

L’Assemblea dei giornalisti dell’Espresso «chiede, quindi, maggiori garanzie, ad oggi insufficienti, rispetto a quelle contenute nella nota con cui Cir rifiuta l’offerta di Carlo De Benedetti. La proprietà deve dimostrare, insomma, con atti concreti di volersi impegnare per ‘assicurare prospettive di lungo termine’ alla controllata Gedi, passando dalla stagione dei tagli a quella degli investimenti».

«L’Assemblea dei giornalisti pretende che, in relazione alla vendita al miglior offerente implicitamente confermata dal comunicato di Cir, si chiariscano una volta per tutte le reali intenzioni degli azionisti. In questo momento delicato l’assemblea dei giornalisti dell’Espresso ribadisce che qualunque sarà l’assetto del gruppo dovrà garantire l’indipendenza da ogni potere politico ed economico e la qualità del lavoro giornalistico, all’altezza della storia e della tradizione del nostro giornale e del nostro gruppo» conclude la nota.

Di tenore simile anche la nota diffusa dopo l’assemblea dei giornalisti di Repubblica convocata a seguito dell’offerta di acquisto formalizzata da Carlo De Benedetti e il successivo scambio di comunicati con il gruppo Cir.

I giornalisti ritengono «che in questo ennesimo delicato passaggio della vita del giornale sia necessario riaffermare con forza alcuni principi. Con una premessa indispensabile, che è valsa fino ad oggi e varrà per il futuro. Repubblica non è e mai potrà essere considerata come una qualsiasi azienda, oggetto di trattativa fra imprenditori che se la contendono sul mercato, bensì è un soggetto politico culturale ed editoriale fra i più rilevanti del Paese: dunque appartiene non solo a chi ne ha la proprietà azionaria, ma pure alla comunità dei suoi lettori e alla sua redazione, da sempre garante dell’integrità e della libertà dell’informazione prodotta ogni giorno su tutte le piattaforme», si legge nel comunicato.

«Negli ultimi otto mesi, forte anche di una nuova direzione che ha saputo riportare il giornale dove merita di stare, consolidandone l’identità politica e culturale e ristabilendo una connessione sentimentale con quanti, quotidianamente, ci scelgono in edicola e online, per la prima volta dopo otto anni di flessione Repubblica ha registrato – prosegue la nota – un incremento nelle vendite. Ottenuto dalla redazione a prezzo di un grande sforzo umano ed economico: a fronte di 41 colleghi usciti mediante incentivi, la redazione ha lavorato e lavora con stipendi decurtati in virtù di un contratto di solidarietà che impone pure notevoli sacrifici professionali. E tutto per offrire a Repubblica una prospettiva sostenibile».

«Questo sforzo – proseguono i giornalisti – rischia tuttavia di essere vanificato da una guerra tra azionisti, passati, presenti ed eventuali, che mette seriamente a repentaglio il futuro del nostro giornale. Al quale serve un editore convinto di voler affrontare questa sfida, una missione chiara e un piano di sviluppo concreto che abbia l’obiettivo di accrescere i ricavi e non solo di tagliare i costi. Una richiesta di cui l’editore, anche alla luce degli ultimi accadimenti, ha ora il dovere di farsi carico. Pertanto, l’Assemblea dei giornalisti di Repubblica ritiene insufficiente la garanzia, contenuta nella nota con cui Cir rifiuta l’offerta dell’ing. De Benedetti, di volersi impegnare per ‘assicurare prospettive di lungo termine’ alla controllata Gedi. E pretende che, in relazione alla vendita al miglior offerente implicitamente confermata dal comunicato di Cir, si chiariscano una volta per tutte le reali intenzioni degli azionisti. Lo merita Repubblica. La sua storia, la sua Redazione, i suoi lettori».

Preoccupazione viene espressa anche dal Cdr e dalla redazione della Stampa che, in una nota, spiegano: «Il Cdr de ‘La Stampa’ e tutto il corpo redazionale stanno assistendo increduli e molto preoccupati al dibattito che si sta svolgendo circa possibili nuovi assetti azionari del Gruppo Gedi in cui la nostra testata è confluita da oltre due anni. Le notizie di eventuali operazioni sul capitale del gruppo, per come sono state presentate, non fanno che creare ulteriore incertezza e distrarre la società ed i suoi manager dai loro compiti in una fase in cui le difficoltà di mercato chiamano il gruppo, in primis gli attuali azionisti, a nuove responsabilità e a iniziative coraggiose e non estemporanee per sfidare il declino del mercato».

Rivendicando il ruolo più che centenario di quotidiano nazionale e ricordando il suo forte radicamento territoriale, «la redazione de La Stampa, che non si è mai sottratta alle sue responsabilità, anche a costo di sacrifici economici molto pesanti, ribadisce – prosegue la nota – che si batterà sempre per la tutela, il rafforzamento e lo sviluppo della testata. E per questo chiede a tutte le parti che compongono l’azionariato di Gedi di chiarire progetti e strategie».

«Non basta, come ha scritto domenica l’azionista di riferimento Cir in un suo comunicato, di volersi preoccupare di ‘assicurare prospettive sostenibili di lungo termine a Gedi’. Da anni la redazione attende un vero piano di rilancio supportato dalle necessarie risorse e per questo ora occorre mettere in campo una volontà precisa volta a far crescere e sviluppare tutto il gruppo, cosa che il Cdr verificherà da subito e senza fare alcuno sconto ai tavoli di confronto che sono appena stati avviati col vertice di Gnn e di Gedi, riservandosi anche la possibilità di congelare il confronto in assenza di sviluppi positivi» conclude la nota.