Il compito degli Enti di promozione sportiva al tempo di Sport e salute. A Roma la conferenza programmatica nazionale

da: primaonline

“Agli enti di promozione sportiva (Eps) deve essere affidato un ruolo non diverso, ma ulteriore rispetto a quello delle federazioni, e cioè quello di promozione sociale e anche umana. Fuori di qui c’è un mondo che cambia e che esige da parte di tutti, anche dallo sport, di adeguarsi al cambiamento, e questo mette in discussione paradigmi considerati finora immodificabili. Anche per quanto riguarda l’universo sportivo”. Con questa visione dello sport come realizzatore di politiche sociali, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha voluto dare risposta e considerazione al mondo della promozione sportiva, riunito oggi a al Salone d’onore del Coni per la sua Conferenza programmatica nazionale.

Giancarlo Giorgetti

Un incontro fortemente voluto e atteso, specie alla luce della riforma del governo nel collegato alla legge di bilancio – avviata con la nuova realtà Sport e salute che ha rilevato da Coni Servizi gran parte delle sue prerogative e soprattutto del suo budget -, ma non scevro di smagliature. Esterne, nella tradizionale contrapposizione con il mondo sportivo di “primo livello”, quello afferente alle Federazioni nazionali ed al Coni, ma anche interne, vista l’assenza polemica di 4 sulle 15 Eps italiane (Csi, Pgs, Uisp e UsAcli).

Giovanni Malagò

Dal canto suo il presidente del Coni, Giovanni Malagò ha voluto stemperare ogni possibile tensione, riconoscendo alle federazioni e agli enti di promozione sportiva “due ruoli non in competizione. Nel nostro mondo non è possibile e neppure logico provare ad alzare un muro, dividendo chi sta di là e chi sta di qua. Nel mondo dello sport non funziona così. Chiaro è che dello sport d’alto livello, della preparazione olimpica, deve occuparsi il Coni, ma l’alto livello non è quando l’atleta sale su un podio, inizia da quando l’atleta ha 12 anni, nasce dall’associazionismo sportivo”. E tornando alla riforma, “tutti conoscono la mia opinione su una legge che ritengo non giusta – ha proseguito Malagò – ma il dialogo è indispensabile, come abbiamo fatto in questi mesi. E ora che sono stati individuati i vertici di Sport e salute bisogna declinare le cose nel concreto e operativamente. Credo che anche gli enti di promozione recitino un ruolo importante e sicuramente vorranno continuare a recitarlo, ma ritengo vogliano anche capire come funzioni tutto ciò. Ora, oggettivamene, non c’è chiarezza, se ci sarà una sovrapposizione o una integrazione delle attività”.

“Noi Eps abbiamo un compito particolare, dobbiamo rappresentare qualcosa di meno evidente, ma di più importante dei risultati sportivi. Giochiamo un ruolo nella socialità, nella coesione, nella salute pubblica”, rivendica il presidente di Aics, Bruno Molea. Che sul primo rapporto dell’Osservatorio permanente sulla promozione sportiva presentato oggi in occasione della Conferenza programmatica, sottolinea: “Questa ricerca vuole essere uno strumento, avere l’effetto di dire, una volta per tutte, che noi esistiamo e che abbiamo bisogno di attenzione. L’arrivo di Sport e salute preoccupa un po’ tutti: va bene il nuovo che avanza ma non è ben chiaro come. Noi siamo preoccupati perché nella riforma gli Eps vengono appena nominati; ci devono dire qual è il loro atteggiamento verso il nostro mondo. Non basta dire: le società sportive di base sono importanti, bisogna spiegare come. Confido in Giorgetti, ma ci dica la sua idea di collocazione degli Eps nel mondo che ha in cuor suo”.

Bruno Molea

“Vogliamo giocare un ruolo importante nel cambiamento del mondo sportivo – rilancia Claudio Barbaro, presidente Asi, ma anche senatore della Lega – noi ci siamo, e presentiamo per la prima volta i nostri numeri. Non vogliamo essere considerati una ruota di scorta dello sport, essere subalterni al mondo delle Federazioni. Fondamentale è il riconoscimento della nostra dignità, anche in funzione delle leggi esistenti, rivendichiamo il nostro ruolo di interlocutori attenti e non rassegnati a particine di comparsa. Perché se il mondo dello sport vale l’1,8% del Pil italiano, il 60% di questo è prodotto dalle Eps”.

E allora ecco alcuni dei numeri che disegnano contorni e ruolo economico, oltre che sociale degli Eps (dati Osservatorio permanente su promozione sportiva). I 15 Enti di promozione sportiva esprimono quasi 95 mila società sportive in Italia, omogeneamente distribuite sul territorio nazionale; il 36,8% dei praticanti sport in Italia è tesserato presso un Eps: nel dettaglio è tesserato Eps quasi 1 praticante sport su 2 nella fascia d’età tra 0 e 35 anni, tranne che nella fascia 14-17 anni dove la quota sale all’87,5% (9 su 10). Ogni anno gli Eps curano 607.181 eventi sportivi, pari a 1.600 al giorno. L’indotto economico delle sole finali nazionali è stimato in quasi 93 milioni di euro l’anno. Ancora, i 432 mila volontari dei 15 Eps investono nelle proprie società sportive circa 82 milioni di ore in una stagione sportiva (190 ore ciascuno), l’equivalente di 54 mila lavoratori a tempo pieno, con un valore economico di oltre 1 miliardo.

CONI

@Coninews

Negli Enti di Promozione Sportiva le donne giocano un ruolo da protagoniste:

👉 le atlete rappresentano il 45,9% dei tesserati
👉 1 dirigente su 3 è donna ⁰👉 tra il 2015 e il 2017 il numero di dirigenti di genere femminile è aumentato del 28,8%