Per il Brescia calcio il diritto di cronaca non è uguale per tutti. La protesta dell’Ussi

BOLOGNA, 14 settembre 2019 – Il Brescia Calcio e segnatamente il suo Presidente, Massimo Cellino, decidono autonomamente e arbitrariamente chi accreditare allo stadio e ciò avviene a 48 ore dalla effettuazione della gara, che è anche la prima, per le Rondinelle, in casa dal ritorno in Serie A, e cioè Brescia-Bologna.

Ne fanno le spese buona parte delle emittenti tv emiliane regolarmente accreditate in Lega (il club lombardo decide di accoglierne una soltanto, e cioé quella che ha acquistato i diritti “Silver” della Lega: ma una operazione commerciale non è assimilabile al diritto di esercitare il proprio lavoro, si tratta di un vero e proprio sopruso) e alcune testate web, per quanto regolarmente registrate presso il Tribunale e con direttore responsabile un giornalista professionista.

L’Unione Stampa Sportiva Italiana e i Gruppi territoriali emiliano-romagnolo e lombardo stigmatizzano un comportamento del tutto incomprensibile, che viola i protocolli sottoscritti, e invitano la Lega Calcio a prendere posizione garantendo l’esercizio del diritto di cronaca e di commento.

Lo stesso club è stato protagonista di episodi analoghi nei tempi recenti; non vale, peraltro, la prevedibile giustificazione legata a un impianto che ha ottenuto agibilità parziale e all’ultimo momento, giacché non sono stati invocati, a giustificare l’esclusione, criteri di sovrannumero ma semplicemente “simpatie o antipatie” verso questo o quel settore dei media.

L’accredito, sarà bene ricordarlo, non è un privilegio dei giornalisti ma semplicemente uno strumento di lavoro, garantito dall’articolo 21 della Costituzione che tutela la libertà di espressione, aggiungendo che “la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”, e ovviamente prevedendo che l’esercizio di libera stampa comprende anche il diritto di accesso alle informazioni e alla loro raccolta senza limitazioni.