Blackout Napoli, dal blog di Gianfranco Coppola

Dal blog: gianfrancocoppola.blog

Nel giornalismo si chiama coccodrillo: si scrive su un personaggio destinato ad uscire di scena, perlopiù fisicamente. Non sarà il caso di Carlo Ancelotti. Ma battendo sulla tasiera di sera, non sai se la mattina dopo quanto affermato saranno coriandoli dispersi nella galassia delle parole. E dei pochi pensieri. Carlo Ancelotti si è presentato a spiegare il Napoli dopo il crac colo Bologna con la faccia smarrita. Per la prima volta, a bada anche il famoso sopracciglio destro solitamente grifagno, da incutere timore.

Parole sillabate con tono pesante. La squadra dopo il pareggio si è afflosciata anziché reagire, fino a cedere ad un Bologna che ha mostrato il poco di vigore che serviva per ribaltare e incassare la partita.

La società è riuscita involontariamente ed è forse superfluo dirlo ma serve per mettere a posto la coscienza a complicare tutto. Un vaso preso a martellate dalla proprietà, passando dagli anatemi pre-Salisburgo in Austria (marchette cinesi per Mertens e Callejon, Insigne ancora prima beccato come capitano dopo la firma in comune per la convenzione del Sn Paolo) alle multe dopo lo sgarbo da punire certo dei calciatori ma il tutto gestito con un atteggiamento greve, senza lasciar immaginare un solo spiraglio, consentendo a chiunque per un mese di dire tutto e il suo contrario.

Una grande società detta la linea ma modula gli umori, non vive di voci fidate ma posiziona le attenzioni. Per fare un esempio quando il Napoli lamentò la responsabilità oggettiva per la monetina che colpì Alemao a Bergamo trovò oltre alla Rai la posizione favorevole di due giornali, ambedue milanesi, col competitor che era il Milan: Mino Mulinacci firma della Gazzetta dello Sport e Nino Petrone, massimo esperto di regolamenti e interprete della giudiziaria legata al pallone, asserirono che il Napoli aveva ragione.

 Non fu una cortesia ma la cosa serve per far capire che prendersela col Palazzo è inutile se i rapporti non sono frutto di semina e rispetto. In questo momento semrabo parole al vento mentre si compone il coccodrillo. Ma conviene scriverlo per il Napoli o per Ancelotti? Il Napoli, negli ultimi anni ha lottato per lo scudetto, impensierendo una Juve tritatutto con i suoi allenatori grintosi (Mazzarri) esperti (Benitez) geniali e maniacali (Sarri) ma ora tra partenze annuciate, malumori, sfiducia bisogna consegnare agli archivi una formazione in lotta per lo scudetto.

Intorno al San Paolo prima del via, il corteo di tifosi delusi. Dopo, i botti della protesta. Non ahinoi di festa. Ancelotti è stato un grande calciatore e da allenatore ha vinto tutto in Italia e in Europa, destreggiandosi benissimo tra Francia, Inghilterra e Spagna. Poi delusione in Germania, amarezza a Napoli.

Il momento è talmente delicato che di fronte a professionisti che sanno di poter avere bene o male davanti altre strade, solo De laurentiis padre e Ancelotti possono decidere – e subito – se l’avventura deve proseguire con richiamo al dovere ma all’unione o scegliere la fine prima dei patti. E’ il momento della decisione. Forte. Precisa. Ferma- Sicura