Askanews avvia il licenziamento di 23 giornalisti. La Fnsi: «Pronti a sostenere i colleghi in ogni sede»

«Dopo anni di cassa integrazione, l’editore Luigi Abete ha deciso di mandare a casa un terzo della redazione», denuncia il Cdr, che fa appello «a tutte le istituzioni politiche ed economiche affinché si attivino per cercare di riportare l’azienda sul terreno della ragionevolezza».

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Oggi Askanews in concordato preventivo ha avviato la procedura di licenziamento collettivo di 23 colleghi al termine della Cassa integrazione concessa fino al 14 febbraio 2020. La Federazione nazionale della Stampa italiana esprime piena solidarietà ai colleghi e li sosterrà in ogni sede per tutelare i posti di lavoro.

«Dopo anni di cassa integrazione, l’editore Luigi Abete ha deciso di mandare a casa un terzo della redazione», lamentano i redattori, che fanno appello «a tutte le istituzioni politiche ed economiche affinché si attivino per cercare di riportare l’azienda sul terreno della ragionevolezza».

Di seguito il comunicato del Cdr dell’agenzia di stampa.
Askanews vuole licenziare 23 giornalisti. Con una forzatura inspiegabile, mentre era in corso un confronto con la rappresentanza sindacale interna, l’azienda ha comunicato oggi l’apertura della procedura di licenziamento collettivo. E questo quando ancora è pendente il verdetto del tribunale sul piano di concordato presentato dalla stessa azienda. Per l’ennesima volta, quindi, l’editore Luigi Abete, decide di scaricare sui lavoratori il peso di difficoltà economiche e di scelte gestionali discutibili e oggi, dopo anni di cassa integrazione, ha deciso di mandare a casa un terzo della redazione. Il Cdr di Askanews denuncia l’atteggiamento irresponsabile dell’azienda e insieme ai giornalisti metterà in campo tutte le iniziative necessarie a contrastare i licenziamenti. Allo stesso tempo chiede che tutte le istituzioni politiche ed economiche si attivino per cercare di riportare Abete e l’azienda sul terreno della ragionevolezza, per trovare gli strumenti che consentano di superare questa ennesima fase di crisi senza fare ‘macelleria sociale’.

 

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