Un anno senza Daphne Caruana Galizia, i giornalisti italiani: «Continuiamo a chiedere verità e giustizia»

da fnsi.it

Nel giorno del primo anniversario dell’omicidio della reporter, iniziative a Roma a Malta per ricordare donne e uomini che hanno dato la vita per il diritto-dovere di informare. Il 3 maggio, Giornata mondiale per la libertà di stampa, la Fnsi promuoverà una grande manifestazione per i giornalisti uccisi per via del loro lavoro.

Verità e giustizia per Daphne Caruana Galizia. E per Jan Kuciak, Viktoria Marinova, Jamal Khashoggi. Per Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Andrea Rocchelli e per tutti gli operatori dei media che nel mondo hanno dato la vita per raccontare la verità e sulle cui vicende ancora non si è avuta giustizia. I rappresentanti dei giornalisti italiani sono tornati in piazza, davanti all’ambasciata di Malta, nel giorno del primo anniversario dell’omicidio della reporter maltese per ribadire che non «lasceremo cadere nell’oblio le storie delle donne e degli uomini rimasti uccisi per adempiere il diritto-dovere di informare. Non possiamo tollerare che mandanti ed esecutori dei loro omicidi restino impuniti», ha detto il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso, aprendo il presidio.

«Siamo qui – ha ribadito – per Daphne e per tutti i cronisti e le croniste ammazzati in Europa, che in questo momento vengono ricordati anche Malta e Bruxelles dai rappresentati dei sindacati dei giornalisti di tutto il continente».

Il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Verna, ha chiesto di «continuare a ‘illuminare’ le storie dei colleghi uccisi per via del loro lavoro. Dobbiamo continuare ad andare nei luoghi dove hanno perso la vita e dove è stata assassinata la libertà di stampa – ha incalzato – per raccontare quella verità che esecutori e mandanti non volevano venisse a galla».

Il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, ha ricordato i tanti, «troppi colleghi, italiani e stranieri, per i quali ancora oggi chiediamo verità e giustizia» e ha poi lanciato una proposta: «Celebriamo tutti insieme il 2 novembre (Giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti) e il 3 maggio (Giornata internazionale per la libertà di stampa) e facciamolo a Malta in ricordo di Daphne e di tutti i cronisti morti per raccontare la verità», ha detto.

Lidia Galeazzo, in rappresentanza dell’Usigrai, ha voluto ricordare che «siamo qui oggi perché Daphne non muoia di nuovo» ed Elisa Marincola, portavoce dell’associazione Articolo21, ha chiesto «l’impegno delle autorità internazionali per tutelare il lavoro degli operatori dei media» e invitato «a ricordare i colleghi uccisi riprendendo e continuando le loro inchieste». Marino Bisso, della rete NoBavaglio, ha infine esortato ad «adoperarci tutti per far sì che non dobbiamo mai più provare rammarico come in questa circostanza». Il presidio di Roma si è chiuso con la lettura da parte del segretario Lorusso del messaggio inviato alla Fnsi da Corinne Vella, sorella di Daphne Caruana Galizia.

A Bruxelles è stato osservato un minuto di silenzio nella sala stampa della Commissione europea per ricordare Daphne Caruana Galizia, Juan Kuciac e gli giornalisti uccisi o intimiditi per via del loro lavoro. «Oggi dobbiamo alzare la voce e dire che l’Europa deve essere un posto sicuro in cui i media possono parlare liberamente. In Europa i giornalisti non devono mai essere intimiditi, spaventati o uccisi. La nostra democrazia deve essere aperta e libera», ha detto il portavoce dell’esecutivo Ue Margaritis Schinas.

A Malta, una manifestazione silenziosa sulla Bidnija road, a mezz’ora dal centro della Valletta, ha ricordato la reporter, uccisa un anno fa da un’autobomba proprio su quella strada. I manifestanti e i rappresentanti delle Ong hanno portato fiori, acceso candele, mostrato cartelli con il numero 365: tanti sono i giorni passati senza che si siano trovati i mandanti dell’omicidio di Daphne.

La Federazione nazionale della Stampa italiana e la Federazione europea dei giornalisti erano presenti con il segretario generale aggiunto Anna Del Freo, che fa parte anche del Comitato esecutivo Efj. Numerosi sono stati gli incontri e gli eventi organizzati sull’isola per ricordare Daphne: meeting con i giornalisti maltesi, un incontro col primo ministro e uno col procuratore generale, una esposizione di foto e, domani, una conferenza stampa. Protagoniste delle iniziative le organizzazioni non governative per la libertà di espressione, cui si sono aggiunte la Fnsi e la Efj.

«La presenza internazionale di attivisti e giornalisti è cruciale per la memoria di Daphne e per la ricerca della verità, visto il rifiuto del governo maltese di aprire un’altra grande inchiesta e visto che la stessa opinione pubblica si dimostra poco sensibile all’omicidio di un anno fa. L’inammissibile frase “se l’è cercata” circola purtroppo troppo spesso tra la popolazione», ha osservato Del Freo.

Con Daphne, la Fnsi ricorda anche tutti i giornalisti uccisi perché facevano il loro lavoro, ovunque nel mondo: da Jan Kuciac in Slovacchia al caso ancora controverso di Viktoria Marinova, a Jamal Khashoggi, senza dimenticare la nostra Ilaria Alpi con Milan Hrovatin e Andy Rocchelli, assassinato in Ucraina. E ancora, le decine di colleghi che hanno perso la vita in Messico nel silenzio più totale. Per non parlare dei circa 150 giornalisti dietro le sbarre in Turchia, compresi sei colleghi di recente condannati all’ergastolo.

«È necessario – ha concluso Anna Del Freo – che il 3 maggio del prossimo anno, Giornata mondiale per la libertà di stampa, i giornalisti di tutta Europa vengano coinvolti in una grande manifestazione che li veda uniti a chiedere verità e giustizia per chi ancora, come Daphne, non le ha avute e per respingere gli attacchi ormai quasi quotidiani alla libertà di espressione».

PER APPROFONDIRE
Di seguito il messaggio inviato alla Fnsi da Corinne Vella.

La morte di mia sorella Daphne e il modo in cui è stata uccisa sono stati una sciagura per la libertà di espressione a Malta e nel resto d’Europa. Dopo un anno intero di impunità per i suoi assassini, la situazione è peggiorata, con gli omicidi di Jan Kuciak e Martina Kusnirova in Slovacchia, l’agguato a Olivera Lakic in Montenegro, il piano di attentato a Paolo Borrometi in Italia.
Come i giornalisti italiani sanno per via delle esperienze dei loro colleghi uccisi, l’assassinio è solo il primo passo per far sparire qualcuno. Il passo successivo consiste nel cancellare il suo lascito, distruggerne la reputazione, sabotarne il lavoro ed emarginare chi cerca di tener vivo il suo ricordo lottando per ottenere giustizia o conducendo campagne per investigare sui crimini che ha denunciato.
Il ministro dell’Interno maltese ha derubricato l’omicidio di Daphne come un ‘caso sfortunato’, il ministro delle Finanze ha detto che l’indignazione globale che è seguita alla sua morte è stata ‘esagerata’. Due mesi dopo il funerale di Daphne, il primo ministro ha dichiarato che era giunto il momento di andare oltre. A La Valletta, una delle capitali europee della Cultura di quest’anno, i manifestanti che davanti al tribunale cercano di lasciare fiori e messaggi per chiedere giustizia vengono contestati e minacciati.
Un piccolo monumento spontaneo, sorto davanti al tribunale, è stato distrutto o rimosso già 20 volte. Gli striscioni appesi in memoria di Daphne vengono continuamente tolti e riposizionati per poi essere di nuovo tolti. Le veglie tenute ogni 16 del mese per celebrare il giorno in cui Daphne è stata uccisa non sono mai segnalate dall’emittente pubblica statale.
Ci sono politici, funzionari pubblici, agenti di polizia, persone che non hanno mai letto nulla che Daphne abbia scritto, ma che sono contenti che sia morta. Alcuni di coloro che dovrebbero garantire la giustizia sono contenti che nessuno più riferisca delle loro pratiche corrotte. Chi governa, e controlla i media statali e le forze dell’ordine, dice che Daphne ha pubblicato notizie false, che è stata uccisa perché ‘se l’è andata a cercare’. Si prendono gioco di quelli che la ricordano, incoraggiano gli altri a dimenticarla, sperando che anche il suo lavoro venga dimenticato. Nel frattempo, chiunque abbia ordinato, commissionato e pagato per l’assassinio continua a godere di completa impunità.
Il lavoro di Daphne ha ispirato migliaia di persone a Malta e altrove a contrastare l’abuso di potere, a mobilitarsi per chiedere che chi ha sbagliato paghi, a chiedere di porre fine all’impunità. Ora Daphne non ha più bisogno di protezione fisica. Ma la sua memoria e il suo lavoro continuano ad essere presi di mira da persone potenti che sono decise a distruggere la sua eredità. Non possiamo lasciare che questo accada.
Ricordare Daphne oggi significa contribuire a proteggere la sua memoria e il suo lascito e ad avvicinarci alla giustizia: non la giustizia dei tribunali per la sua morte, ma un altro tipo di giustizia, che riconosce il lavoro della sua vita come un arricchimento per tutti noi e il suo assassinio come un crimine contro tutti noi.