Mondiale, la Gioconda in maglia francese ma è il calcio europeo a non tradire mai. Il commento di Riccardo Signori

foto della Gioconda: da il Corriere dello sport

Veder la Gioconda con la maglia della Francia forse non era nei disegni di Leonardo da Vinci, ma simbolicamente rappresenta un’idea del pallone francese. Didier Deschamps non è arrivato invano in Italia: ha regalato calcio e imparato calcio. E sulla panca ha messo in pratica. Gli era andata male nella finale europea, ci ha preso stavolta contro la bellezza estetica della Croazia. La Francia ci ha raccontato un calcio tutto difesa, contropiede, velocità e concentrazione, poco possesso palla e talvolta marcatura ad uomo. Non è forse quello che ci ha reso famosi? Magari riveduto e corretto, gestito da un gruppo di ragazzi che promettono di cercar la via per restare famosi. Vive la France!, dunque. Ma anche l’Italia maestra di un calcio che molti guardano con disgusto. Poi avete visto in quanti hanno cercato di imitarlo?

Il mondiale di Russia non è stato esteticamente piacevole, non c’è stata innovazione nel gioco, il livello medio più basso di altre volte. Però è stato un mondiale divertente, dettato dall’imprevisto legato anche alla mediocrità: quindi superiorità sempre risicata, combattuta, conquistata palmo palmo. L’Europa ha fatto da padrona in tutti i sensi. Il calcio sudamericano, come spesso gli capita, ha deluso tante attese. Il Brasile era la squadra complessivamente più forte, insieme alla Francia, e si è fatto bere dai giocolieri belgi.   L’Argentina è stata devastata e devastante per inconsistenza e depravazione calcistica. L’Uruguay ha tenuto botta issato sulle stampelle malferme del maestro Tabarez. La Colombia ha reso per quanto può.

Quindi viva il calcio europeo che sa trovare equilibrio e consapevolezza nelle grandi manifestazioni. Viva la Francia che ci ha mostrato una banda “nouvelle vague” dalla quale, chissà mai, cavar qualche campione a lunga durata. M’Bappè ha cominciato a far rima con Pelè, ma forse non sarà mai un Pelè. Magari sarà meglio di Neymar e più continuo di Garrincha, sarà un po’ Thierry Henry e ci metterà qualche guizzo alla Paolo Rossi. Difficile pensarlo Ronaldo, quello chiamato il Fenomeno, tanto meno Cristiano Ronaldo che si è costruito come atleta. La Francia ha vinto un mondiale, dopo un cammino partito dalla sconfitta nella finale degli europei proprio contro il Portogallo di CR7. Deschamps ha vissuto con il gufo chiamato Zidane sulle spalle. Si è fatta largo la banda dei 19enni-25enni, si va da M’Bappè, Pavard, Tolisso ed Hernandez fino a Umtiti, Varane, Pogba e al 27 enne Griezmann, chiamato il Piccolo Diavolo e tale si è mostrato. Quanto dureranno? Negli ultimi quadrienni la squadra campione è rovinosamente crollata al mondiale successivo. Vedremo se la Francia saprà smentire l’infausta tendenza.

Per ora una certezza: ha vinto la squadra più realista e, per una volta, meno narcisa. Il calcio non inventa nulla, bisogna solo saperlo interpretare

di Riccardo Signori, vicepresidente vicario USSI