La riforma-rivoluzione del Coni, che agita il mondo dello sport, passa anche attraverso il presidente del Cio, Thomas Bach, che sarà a Roma per una due giorni particolarmente intesa. Domani, mercoledì, vedrà i vertici del Coni, poi Giorgetti e in serata sarà alla festa di Pescante. Giovedì sarà ricevuto in udienza privata dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Ma sarà soprattutto l’incontro col sottosegretario Giorgetti che avrà una valenza politica: Bach sarà accompagnato, oltre naturalmente da Malagò, anche da chi è impegnatissimo nella candidatura dei Giochi 2026, vale a dire i sindaci di Milano e Cortina e i governatori di Lombardia e Veneto. E questo ha un particolare significato ora che le due rivali (Calgary e Stoccolma) hanno il fiato corto, e rischiano addirittura di arrendersi.

L’Italia no. L’Italia c’è. E questo è davvero confortante per il Cio in un momento in cui c’è crisi di vocazioni per i Giochi olimpici. Ma è chiaro che a Palazzo Chigi ci sarà anche interesse da parte di Bach nel capire cosa comporta davvero la riforma-rivoluzione che mette all’angolo un modello di sport non più condiviso dall’attuale governo. Malagò è stato chiaro, “non abbiamo bisogno della politica”. Ma la politica entra pesantemente nelle dinamiche di una gestione che di sicuro ha dei difetti che meritano di essere corretti ma che non si aspettava certo di essere azzerata in questa maniera.

Ci sono ancora molti aspetti della riforma che vanno ancora discussi. Ad esempio, dalle parti di Palazzo H c’è anche chi sostiene che così com’è stata strutturata e presentata nella (prima) bozza la “rivoluzione” possa avere anche rischi di incostituzionalità. Si vedrà. Ma intanto si confida molto in Bach e nelle regole del Cio. La carta olimpica prevede infatti che i dirigenti sportivi non debbano essere nominati dalla politica, poi lo statuto di un Noc (national olympic committee) può essere modificato-e la riforma Giorgetti lo modifica, eccome-solo con l’approvazione del Cio che può anche sospendere quel comitato nazionale. Ancora, la raccomandazione n.28 punto 3 dell’Agenda 2020 esclude”interferenze o pressioni ingiustificate all’interno delle organizzazioni sportive, né per prendere il posto dei loro organi decisionali”. Ci sono state “interferenze”?

In Casa Coni quella di Giorgetti è stata vissuta come “un’imboscata”, Malagò ci è rimasto di stucco, ma il sottosegretario ha voluto rassicurarlo (senza peraltro riuscirci) che quanto previsto nella bozza fa parte del contratto di governo (anche se, strada facendo, è saltato il concetto di “governo compartecipe col Coni”, capita…) e che nessuno vuole “mettere le mani sullo sport”, visto che il Coni conserverebbe la sua prerogativa (e nient’altro), la preparazione olimpica. Inoltre, nei futuri colloqui fra Giorgetti e Malagò, si dovrà chiarire la questione dell’Iva al 22 per cento che le Federazioni dovrebbero pagare alla nuova società, Sport e Salute spa; si dovrà chiarire il ruolo del Cip (comitato paralimpico, anch’esso ente pubblico come il Coni) e si dovrà capire inoltre quando (eventualmente) questa riforma sarebbe operativa, se ad esempio dall’anno dei Giochi di Tokyo (2020), l’anno più sbagliato.

Molte cose insomma rimangono in sospeso, visto che, come ha detto saggiamente Giorgetti, non si “tratta di un vangelo”. Malagò confida anche nel Parlamento che entro fine anno dovrà approvare la legge di bilancio: sa che ci sarà opposizione di alcuni partiti (dal Pd a Forza Italia e Fratelli d’Italia) anche se Lega-5Stelle, almeno su questo argomento, sembrano davvero molto compatti. E, almeno per il momento, non si lasciano influenzare nè dalle relazioni della Corte dei Conti che ha elogiato Coni Servizi, e nemmeno dalle prese di posizione di alcuni presidenti federali (Abbagnale, Scarso, Matteoli) ai quali nel consiglio nazionale del 15 novembre se ne dovrebbero aggiungere altri. Non c’è stata grande sollevazione, almeno per ora, nel mondo dello sport per diversi motivi: alcuni non hanno capito ancora la portata della manovra, ad altri può stare bene così o sperano di trarne qualche vantaggio. Ma un Coni depotenziato, svuotato, non conviene nemmeno a loro.

“La proposta di riforma del sistema sportivo contenuta nella legge di bilancio? La critica soltanto chi non l’ha letta”, è la replica di Giorgetti. “I detrattori non hanno capito lo spirito che anima questa proposta. Noi crediamo che il sistema sport in Italia abbia delle potenzialità enormi, che attualmente sfruttiamo solo per il 20 o 30 per cento. Il nostro obiettivo è di arrivare al 50, 70, o -perché no- al 100 per cento. Si uscirà dalla dimensione meramente burocratica per andare diretti al sodo e crediamo che questo nuovo modo di pensare possa essere un grande traino e un’opportunità importante per il Paese”. Mantenendo la metafora tennistica, Lega e 5 Stelle rappresentano un doppio che sta giocando un match importante. “Diciamo -spiega ancora Giorgetti- che abbiamo vinto il primo set e siamo in vantaggio nel secondo. Ma la strada è ancora lunga, e magari ci vorrà pure la pazienza di dover aspettare il quinto set. Staremo a vedere chi vincerà la partita, intanto lavoriamo”.

Pancalli: “Da uomo di sport ho tre domande per Giorgetti…”
“Da uomo di sport ho posto tre domande a Giorgetti, spogliandomi del ruolo istituzionale al quale tengo particolarmente: l’obiettivo, una riflessione sull’autonomia dello sport e quale sarà il centro del sistema di elaborazione delle politiche sportive del Paese, quale sarà questo luogo, questo momento, quali saranno gli uomini e le donne che dovranno elaborare gli indirizzi di politica sportiva del Paese al quale consegue poi la vigilanza sulla verifica dell’andamento”. Lo dice il presidente del Comitato italiano paralimpico, Luca Pancalli. “L’autonomia dello sport è una cosa che non si declina soltanto nei convegni, ma è qualcosa di importante che ha segnato momenti di storia di questo Paese. E’ qualcosa di importante che va salvaguardata. Se viene messa in dubbio dalla riforma? Dipende da chi e come verranno prese le decisioni. Parliamo di una rivoluzione, è bene capire come si articoleranno i processi”, ha aggiunto Pancalli a margine della presentazione del Festival della Cultura paralimpica a Roma. “Per quanto riguarda il Cip abbiamo aperto un tavolo di riflessione con Giorgetti su tutta una serie di aspetti e peculiarità sul movimento che rappresento: stiamo ragionando per capire quale sarà la strada più opportuna per fare del bene al Cip e non del male”, ha concluso Pancalli.