SPORT REALE E SPORT VIRTUALE: CHE PASTICCIO DEL CIO di Riccardo Signori

Il vice-presidente vicario dell’USSI interviene sulla decisone del Cio, che “promuove” i giochi virtuali considerandoli vere e proprie discipline sportive. Tanto che questi eSports potrebbero partecipare ai Giochi Olimpici fin da Parigi 2024.

Chi volesse intervenire sull’argomento, potrà farlo con una mail a: segreteria@ussi.it

  di Riccardo Signori

Con innato senso del ridicolo il Cio ha fatto sapere che gli eSports sono discipline agonistiche vere e proprie, ha accettato che siano sport dimostrativi ai Giochi Asiatici 2018 in Indonesia e lo diventino a pieno titolo in Cina nel 2022. E, giusto per intendere, vien lasciata aperta la porta perché possano diventare Giochi Olimpici nel 2024, edizione di Parigi, visto che proprio gli organizzatori francesi avevano parlato di un ipotetico futuro alle Olimpiadi. Con altrettanto spiccato senso delle comiche, il Cio ha subito sottolineato che, per accedere ai Giochi, dovranno essere rispettati i requisiti necessari, oltre a regole e norme del comitato olimpico: che si parli di doping, di scommesse o di manipolazione. E qui il sorriso si fa largo: quando mai il Cio si è preoccupato di norme e regole davanti alla possibilità di allargare il business, incamerare danaro e far sentire a pancia piena i suoi componenti? L’idea che i videogames diventino sport ad ogni effetto dovrebbe mettere malinconia a quei milioni di atleti, ma anche agli sportivi dilettanti, che hanno creduto ad altri valori, soffrono e faticano per allenarsi e lottano contro il mondo reale e non contro il mondo virtuale. Gli eSports sono, infatti, lotte nel mondo virtuale. Nessuno mette in dubbio che i praticanti sopportino fatiche, stress, condizionamenti mentali e chissà cosa altro. Però lo sport è lotta e vita nel mondo reale e nessuno mai potrà dimostrare il contrario.

 Chiara l’idea di andare ad abbeverarsi in un mondo che porta business da una nuova frontiera, altrettanto onesto pensare che il mondo cambia e i giovani hanno interessi diversi da quelli di uno sport rimasto ad antiche frontiere. Ma le Olimpiadi sono nate in un altro mondo ed hanno passato e oltrepassato diversi universi. Eppure sono vive, attuali e non smettono di fornire business, benché sia sempre più  difficile sostenerne i costi per le città che si avventurano nell’impresa. Stracciare ogni logica che le abbia fatte vivere e sopravvivere, al di là del buffo detto di De Coubertin, è idea figlia del doping da avventurismo e business. Lo sport può appellarsi al senso della sfida e del rispetto delle regole. Gli eSports hanno tutto questo evidentemente, ma spiegano la degenerazione della vita: chiediamo ai figli di fare un po’ di sport e non stare ogni momento davanti ai videogames. Eppoi eccoli alle Olimpiadi. Allora perché il golf è stato ai margini per così lungo tempo? E perché non far diventare sport olimpici moto e formula uno o le gare di automobilismo in genere? Porterebbero denari, business, affari e affaristi, ma almeno rimarrebbe sport della vita reale. E ai nostri figli potremmo continuare a dire che lo sport è meglio dei videogames. Alzi la mano chi non si sentirebbe più coerente?